C+N CANEPANERI

An Experiment is Not About Creating Novelty è la seconda mostra personale di Arseny Zhilyaev presso la galleria Canepaneri di Milano. Il progetto espositivo, commissionato dalla galleria, prosegue la serie di mostre immaginarie sul futuro dell’arte che Zhilyaev ha intrapreso nell’ultimo decennio, intrecciando complesse e ambigue narrazioni trans-storiche e para-fittizie in cui la mostra diviene non solo oggetto di riflessione ma anche medium artistico. Il titolo della mostra coincide con l’incipit di una serie di componimenti poetici ricamati a macchina su tela e poi ricoperti da pennellate di vernice bianca. I versi tessuti sono originati attraverso un generatore di scrittura multimediale, un’intelligenza artificiale che crea nuove parole partendo da ciò che gli è stato suggerito come input. L’autorialità delle tele è delegata da Zhilyaev all’artista artificiale Robert Pasternak, un personaggio fittizio e un esempio futuristico di intelligenza artificiale progettata da un programmatore russo emigrato in California. Nelle due serie di tele esposte in mostra, Pasternak ricorre al topos modernista del monocromo. Poesia visiva, tessitura e pittura si uniscono in una superficie totalmente bianca, il colore “acromatico” che contiene in sé tutti i colori e simboleggia la luce, uno dei temi ricorrenti nell’opera Zhilyaev. Accennando ad operazioni di pittura astratta del dopoguerra europeo, dalla “pittura industriale” di Pinot Gallizio agli Achromes di Piero Manzoni, le serie di tele acromatiche incorporano il dilemma tra il modernismo e il suo opposto, tra una modernità scientifico-tecnologica e un legame con l’artigianale, il primitivo, l’esperienza somatica e pre-linguistica.

An Experiment is Not About Creating Novelty is Arseny Zhilyaev's second solo exhibition at Canepaneri Gallery in Milan. The exhibition project, commissioned by the gallery, continues the series of imaginary exhibitions on the future of art that Zhilyaev has undertaken in the last decade, weaving complex and ambiguous trans-historical and para-fictitious narratives in which the exhibition becomes not only an object of reflection but also an artistic medium. The title of the exhibition coincides with the beginning of a series of poetic compositions machine embroidered on canvas and then covered with brush strokes of white paint. The verses woven were created through an algorithmic writing neural network. The authorship of the canvases is delegated by Zhilyaev to the artificial artist Robert Pasternak, a fictitious character and a futuristic example of Artificial Intelligence designed by a Russian programmer who emigrated to California. In the two series of paintings exhibited, the artist resorts to the modernist trope of monochrome. Different levels of visual poetry, texture and painting come together on a totally white surface, the “achromatic” color that contains all the colors and symbolizes light, one of the recurring themes in Zhilyaev’s work. Hinting at post-war abstract European painting, from Pinot Gallizio's “industrial painting” to Piero Manzoni's Achromes, the series of achromatic canvases incorporates the dilemma between modernism and its opposite, and a scientific/technological modernity and a link with the artisanal, primitive, somatic and pre-linguistic experience.

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