GALLERIA RUSSO

La Galleria Russo è lieta di presentare la mostra Margherita Sarfatti e l’arte in Italia tra le due guerre, a cura di Fabio Benzi, in programma per il mese di ottobre. Margherita Grassini Sarfatti (Venezia 1880 – Cavallasca, Como, 1961) fu una donna di straordinaria forza, di sofisticata cultura e di autentica intelligenza. Nel contesto internazionale delle donne del XX secolo che con la loro personalità hanno contribuito a costruire il mondo moderno, la Sarfatti spicca come un astro di prima grandezza, nonostante gli aspetti di coinvolgimento politico con il regime fascista, che ne rendono il ritratto più contrastato di quanto comunemente avvenga con personaggi così intimamente “progressisti”. Giornalista, critica d’arte e collezionista, acquisì un ruolo di leadership nel panorama artistico italiano degli anni Venti, in seguito alle mostre milanesi, da lei volute e organizzate, del “Novecento Italiano”. Attraverso un’ampia selezione di opere in parte originariamente presenti nella sua collezione, la mostra evoca l’immagine di una donna che si è rivelata come una delle maggiori interpreti della sua epoca, nel bene e nel male, come ella stessa riconobbe nella sua tarda età. Tra i capolavori esposti opere di Medardo Rosso, Umberto Boccioni, Adolfo Wildt, Mario Sironi e Gino Severini.

Galleria Russo is pleased to present the exhibition Margherita Sarfatti e l’arte in Italia tra le due guerre, curated by Fabio Benzi, planned for October 2020. Margherita Grassini Sarfatti (Venice 1880 - Cavallasca, Como, 1961) was a woman of extraordinary strength, sophisticated culture and authentic intelligence. In the international context of the twentieth century women which helped shaping the modern world with their personalities, Sarfatti stands out as a star of the brightest magnitude notwithstanding the aspects of political involvement with the fascist regime which makes the portrait more controversial than commonly happens with "progressive" characters. Journalist, art critic and collector, she acquired a leadership role in the Italian art scene of the 1920s, following the Milanese exhibitions she desired and organized on the “Novecento Italiano”. Through a wide selection of works partly originally featured in her collection, the exhibition evokes the image of a woman who turned out to be one of the greatest interpreters of her time, for better or worse, as she herself recognized in old age. Among the masterpieces, works by Medardo Rosso, Umberto Boccioni, Adolfo Wildt, Mario Sironi and Gino Severini.

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