A ARTE INVERNIZZI

A arte Invernizzi presenta fino al 6 maggio la mostra personale Pino Pinelli. Frammentità. In mostra sono esposte opere che mettono in luce il desiderio di sperimentare materie e supporti e la peculiare scelta di riduzione cromatica che sin dagli anni Settanta ne hanno guidato la ricerca. Le “Pitture” (1987), nella prima e nella seconda sala del piano superiore, guidano il visitatore all’interno di un percorso dal ritmo definito e tuttavia aperto, in cui la pittura emerge come un’entità libera dai vincoli del supporto della tela. Questi lavori sono la naturale evoluzione di una ricerca iniziata negli anni Settanta; già nei monocromi realizzati tra il 1973 e il 1975 Pinelli trasgredisce l’aspettativa sull’omogeneità della superficie dipinta e nebulizza il colore stendendolo sulla tela con l’aerografo. In questi lavori lo spazio occupato dalla pittura si espande dal centro dell’opera sino a sovrapporsi interamente alla superficie, che diviene il campo reale dell’azione e non è più solo il “luogo” della rappresentazione. Il processo di messa in crisi del supporto tradizionale porta, nella seconda metà degli anni Settanta, a una vera e propria frantumazione e frammentazione dell’unitarietà della tela. Pinelli inizia a creare delle nuove forme-supporto rivestite con tessuto dipinto in cui il colore diviene corpo, presenza fisica e reale immersa nello spazio. Nelle sue Pitture il rapporto tra gli elementi e l’ambiente circostante acquisisce il valore di un’indagine sia spaziale che percettiva, come emerge nei lavori esposti al piano inferiore della galleria. Ogni frammento crea una diversa dinamicità rispetto alla superficie toccata e, nel proprio insieme, l’opera costruisce tracciati, percorsi e andamenti allusivi. Come scrive Giorgio Verzotti “la pittura diviene indice di spazialità, diventa funzione di un’indagine spaziale che dinamizza le superfici toccate dall’intervento, che costruisce percorsi, andamenti, indica direzioni, allude a margini e confini e dunque a virtuali scompaginazioni e riassestamenti ambientali”. In occasione della mostra è stato pubblicato un volume bilingue contenente un saggio introduttivo di Giorgio Verzotti, corredato da materiale iconografico e bibliografico che ripercorre il lavoro realizzato dall’artista nel corso degli anni in collaborazione con A arte Invernizzi.

A arte Invernizzi presents until May 6, 2020, the solo exhibition Pino Pinelli. Frammentità. The exhibition includes works that highlight the desire to experiment with materials and supports, as well as the distinctive choice of chromatic reduction, that has guided the artist’s research ever since the 1970s. The Pitture [Paints] (1987) on display in the first and second room on the upper floor guide the visitor on a journey with a defined and yet open rhythm, in which the paint emerges as an entity freed from the constraints of the canvas support. These works are the natural evolution of an artistic investigation that started in the 1970s. Already in the monochromes made between 1973 and 1975, Pinelli goes against any expectation of uniformity in the painted surface and atomises the colour by spraying it onto the canvas with an airbrush. In these works, the space taken up by the paint expands out from the centre until it covers the entire surface, which becomes the real area of action and no longer just the place of its representation. In the second half of the 1970s, the process of undermining the traditional support led to a real shattering and fragmentation of the unity of the canvas. Pinelli started creating new support-shapes covered with painted fabric in which colour became body, and a real physical presence immersed in space. In his “Pitture”, the relationship between the elements and the surrounding environment became both a spatial and a perceptive investigation, as we see in the works on display on the lower floor of the gallery. Each fragment creates a different dynamism with regard to the surface involved and, in its entirety, the work creates allusive trends, traces, and trails. As Giorgio Verzotti writes: “the paint becomes a sign of spatial relations, the function of a spatial investigation that energises the surfaces affected by the intervention, creating trails and trends, indicating directions, alluding to margins and confines, and thus also to virtual fragmentation and environmental realignments” On the occasion of the exhibition a bilingual volume with an essay by Giorgio Verzotti was published. It includes iconographic and bibliographic material that retraces the painter’s works over the years in collaboration with A arte Invernizzi.

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