VISIONQUEST 4ROSSO

CARRY-ON di Guia Besana a cura di Clelia Belgrado e Viana Conti, fino al 12 settembre 2020. La fotografia non semplicemente come strumento per restituire una realtà né per sintetizzare immagini del tempo, ma anche per aggiungere un capitolo a un percorso più ampio di ricerca personale, con il quale consegnare esperienze autobiografiche traducendole in temi universali. 

C’è qualcosa di solenne nell’atto di volare che conduce i pensieri in universi più personali e intimi. Trasportiamo le nostre emozioni, le nostre vite e un bagaglio a mano dentro a un aereo. Ci sediamo fra estranei e lasciamo che le nostre percezioni vagabondino in diverse direzioni lasciando centrale l’idea di “tempo”. Il titolo oscilla tra il senso letterale di “bagaglio a mano” e quello metaforico di un viaggio interiore in cui si affollano sensazioni di paura, di carattere contingente dovuto alle condizioni del volo, e proiezioni visionarie in cui, con passeggeri sconosciuti, si possa condividere la casualità degli incontri e il sentimento di un’intensa avventura collettiva. Come attraverso le tessere di un mosaico, l’artista evoca l’immaginario di una persona di sesso femminile in volo. Il mondo è quello della staged photography, quel mondo, ovvero, che urge nella mente dell’artista e che, a partire dall’inizio della mise en place dei suoi componenti, trasforma progressivamente l’illusione di un set artificiale in realtà, in un’opera potenzialmente in grado di suscitare in chi la guarda un’emozione sensoriale.

Guia Besana, CARRY-ON, curated by Clelia Belgrado e Viana Conti, until 12 September 2020. Photography is not simply a tool to give back a reality, nor to synthesize images in time. It is a want to add a chapter to a broader path of personal research, with which to deliver autobiographical experiences by translating them into universal themes. The title, Carry On, oscillates between the literal sense of hand luggage and the metaphorical sense of an inner journey in which sensations of fear- of a contingent nature, due to the conditions of the flight - and projections in a visionary future where, together with unknown passengers, we can share the randomness of encounters and the feeling of an intense collective adventure, accumulate. There is something solemn in the act of flying that leads thoughts into more personal and intimate universes. We carry our emotions, our lives and hand luggage inside an airplane. We sit among strangers and let our perceptions wander in different directions, leaving the idea of “time” central. The artist projects, as in the pieces of a mosaic, the imaginary of a female in flight. Her world is that of staged photography - that world which urges the mind of the artist and that, from the beginning of the mise en place of its components, gradually transforms the illusion of an artificial set into reality: a work that can potentially arouse sensory emotions in the viewer.

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