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OSSERVATORIO ARTE FIERA

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Roberto Grandi

Presidente Istituzione Bologna Musei. Dal 1996 al 1999 Assessore alla Cultura del Comune di Bologna. Dal 2000 al 2009 Pro Rettore alle Relazioni internazionali dell’Università di Bologna. Ha scritto libri e saggi sui vari aspetti delle comunicazioni di massa. Ha insegnato all’Università di Bologna e in prestigiose università negli Stati Uniti e in Cina.

 

Pensiamo a Gioacchino Murat, condottiero coraggioso, maresciallo di Francia, marito della sorella di Napoleone Bonaparte, Carolina. Come Re di Napoli combatté l'ancien régime meridionale, modernizzando lo stato e favorendo il principio di uguaglianza.  Quando nel 1815 il Congresso di Vienna restituì il suo regno ai Borboni, Murat dichiarò guerra all’Austria e, contando sul malcontento della popolazione, sbarcò con una trentina di soldati a Pizzo Calabro, dove venne catturato. “Non mirate al volto, ma mirate al cuore”, urlò prima della scarica del plotone di esecuzione. Del corpo si nascose ogni traccia.

Pensiamo ora alla figlia di Gioacchino Murat, Letizia, sposa di Guido Taddeo Pepoli. Donna emancipata di idee liberali, soprannominata la Regina di Bologna. Nel suo mondano e raffinato salotto si conversava di arte, cultura e politica.

Pensiamo infine al ticinese Vincenzo Vela, uno dei massimi scultori di metà Ottocento le cui opere vanno dalla statua Gli ultimi momenti di Napoleone, presentata con grande successo all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1867, al bassorilievo Monumento alle vittime del lavoro, omaggio di grande intensità ai lavoratori morti nella costruzione della galleria del San Gottardo.

Andiamo, ora, alla Certosa di Bologna e incamminiamoci verso la Sala del Colombano. In fondo a un lungo corridoio scorgiamo una statua alta, splendida, imponente che rappresenta un soldato in una elegante uniforme di gala circondato dai simboli che lo avevano reso famoso: aquile imperiali francesi, il cannone sotto il piede sinistro, il bastone di maresciallo in mano. La trama del destino ha qui riunito Gioacchino Murat, Vincenzo Vela e Letizia Murat Pepoli che alla propria morte decise, con scaltrezza tutta femminile, di ingannare la storia. Letizia infatti commissionò a Vincenzo Vela la propria tomba in cui lei era ritratta solo in un medaglione posto alla base della statua del padre, restituendogli così quella tomba che i Borbone e la storia gli avevano negato cinquant’anni prima.

AF_osservatorio_grandi_certosa(Alice Stella)

https://www.storiaememoriadibologna.it/monumento-murat-1174-opera