Nuove Terre. Sabrina Muzi, Mauro Pipani, Linda Rigotti

1 febbraio ore 17-21; 2 febbraio ore 10-24; 3 febbraio ore 10-20

Studio Mirone

Via Clavature 22

Organizzato da: Wunderkammer Associazione Culturale

www.dislocata.it

Nuove Terre a cura di Lucia Biolchini Nuove Terre fa riferimento al titolo del volume del 2010 in cui l'autrice Sara Marini, architetto e docente universitaria, pone in relazione tre elementi: architettura, paesaggio e scarto. L'interesse per questa ricerca e la sua applicazione come chiave di lettura del progetto parte dalla convinzione che l'arte contemporanea sia sempre più legata alla lettura dello spazio in continua trasformazione, sia nella dimensione interiore che in quella naturale, pubblica e sociale, e alla collocazione dell'osservatore come elemento integrante dell'opera e partecipante alla sua stessa mutazione in una rete relazionale. I tre elementi fanno parte di una istanza progettuale in cui i primi devono fare i conti con quello che fino ad ora è stato considerato il superfluo, ciò che resta di un'operazione tesa al raggiungimento di una visione ideale. Ma nella trasformazione è la stratificazione degli elementi residuali a fare la storia, la sovrapposizione temporale a creare una potenzialità di un andare verso. Nuove Terre evoca quegli scenari in cui l'accettazione dell'inquietudine temporale dello spazio e dell'amnesia che ne deriva si eleva in un procedere condiviso e in uno spazio progettuale attraverso l'arte. Sono spazi “in continuità con ciò che persiste e che anzi, grazie al nuovo, amplifica le proprie capacità di relazione”. Ecco che i luoghi altri, le eterotopie, per usare l'espressione di Foucault, si susseguono davanti ai nostri occhi, una sorta di contro-luoghi che sono qui arene in cui l'arte si fa pratica cognitiva. La loro connessione dà luogo alle sequenze ambientali di Sabrina Muzi, Mauro Pipani, Linda Rigotti, introdotte da un dialogo tra i tre artisti sulla parete dì ingresso, che ricorda “la necessità che il progetto risponda a desideri, sogni e ragioni: città che si fa per addizioni, montaggi successivi e dissonanti”. Sabrina Muzi – Shān Shān è l'esito di una residenza artistica condotta da Sabrina Muzi ai piedi della Grande Muraglia. Shān in cinese significa montagna e diventa icona guida nel rapporto tra l'imponenza della costruzione e il paesaggio in cui si trova, segno della storia, del tempo testimone della trasformazione dei luoghi e delle loro funzioni. Shān è forma simbolica ripetuta, l’emblema di un archetipo – immobilità che permette l'ascesa spirituale e la crescita, zona di confine rigenerante – dipinto ad acquerello su lunghi fogli verticali di carta di riso e su più piccole e sottilissime carte cinesi, in cui le stratificazioni seriali e le trasparenze restituiscono lo spazio temporale di sguardi sovrapposti che creano un nuovo luogo. La verticalità è anche proposta nelle fotografie che ricordano le opere di genere paesaggistico di antichi pittori cinesi in cui le sequenze delle scene fissavano un momento temporale del racconto. Il progetto è completato da un video che evoca una visione lungo il percorso della Grande Muraglia; è forse lo spirito nascosto, lo Shén, il genius loci nelle metamorfosi del tempo. Mauro Pipani – Carte de distance La pratica di Pipani è profondamente legata alla progettazione, un crescendo in cui il segno permette la coesistenza tra l'informe e l'indeterminato della natura e la razionalità architettonica. Pipani ci rivela mappature interiori, stratificazioni temporali fatte di garze, resine, carte e grafie, uno svolgersi della narrazione di un sistema a cui siamo invitati a partecipare. Tre grandi carte, tre progetti, tre geografie, territori di rifugio della complessità e della diversità, in cui l'indeterminazione e l'esperienza si fanno progetto. Come sottolinea Flaminio Gualdoni, curatore della monografia edita a fine 2018 dedicata a Mauro Pipani, “la sua non è una pratica di raffinazione, egli ama e coltiva l’impurità, torna ogni volta al mondo, alle sue materie e ai suoi lacerti di forma, non rinuncia alle tattilità più risentite: e sono, queste, le trame che egli risente vitali, che lo connettono all’esistere e ai suoi luoghi, dei quali ausculta e assapora le radici sapendole quelle della sua identità d’uomo, di pittore, di poeta”. L'installazione è completata dalla trama sonora realizzata dall'artista in collaborazione con Stefano Fariselli, che come un mantra circolare, invita a una visione ripetuta e sempre rinnovata alla ricerca di un proprio paesaggio. Linda Rigotti – Ask Her Relazione e processo sono gli elementi del racconto di Linda Rigotti. Il narratore è la pietra disegnata lentamente nel corso del tempo richiesto dalla costruzione degli elementi, pietra, qui replicata nella serie di serigrafie, a cui si chiede di raccontare la storia. Sei mesi di lavoro con un gruppo di persone legate a un luogo, che hanno trasmesso un sapere fatto di canne di fiume, argilla e mattoni, culminati nella mostra realizzata in Dislocata nel 2017. Una costruzione reale di due muri, simboli della volontà di ordinare il disordine delle forze naturali e al tempo stesso manifesto di contro-architettura: uno – documentato dal video in mostra – nel piazzale di una fabbrica dismessa che è già diventato rovina di un passato recente; l'altro costruito in galleria e ridotto in macerie al termine della mostra. Il processo ha condotto alla scomparsa dell'opera originaria, ma ha prodotto uno scarto che rappresenta un nuovo possibile approccio alla spazio, di trasformazione e evoluzione. La disgregazione può “aprire a configurare nuovi progetti, nuove regole di organizzazione sistemica”. Il 1 febbraio alle ore 17 sarà presentato il volume Luoghi riflessi, monografia dedicata a Mauro Pipani edita da Aurora Edizioni (2018), alla presenza del curatore Flaminio Gualdoni. Genoma Films sarà ospitata dallo Studio per presentare le ultime produzioni. Organizzazione Wunderkammer | Dislocata info@associazionewunderkammer.it

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