DEP ART

La Dep Art Gallery propone un progetto monografico dedicato a Turi Simeti, presentando una selezione delle opere dall’ultima mostra ospitata in galleria intitolata Turi Simeti. Opere 1960 – 2020 curata da Demetrio Paparoni. Questa scelta offre quindi l’opportunità di ripercorrere le fasi più rappresentative del percorso artistico di Simeti, personaggio chiave nell’ambito della pittura aniconica e volumetrica degli anni Sessanta che si è sviluppata a Milano attorno alla figura di Lucio Fontana. È nello studio di Fontana, infatti, che Simeti ha esposto le sue prime tele estroflesse nel 1965 in una mostra curata da Nanda Vigo. Il curatore Demetrio Paparoni spiega all’interno del catalogo monografico: “A partire dagli Ovali neri e dagli Ovali bianchi realizzati nel 1962, e con le successive declinazioni sia formali che cromatiche, Turi Simeti ha concepito il quadro come un oggetto autonomo che non illustra, non racconta, non raffigura. In quanto oggetti autonomi che si protendono nello spazio come altorilievi queste opere possono essere considerate tanto quadri quanto sculture. Possono essere entrambe le cose o né l’una né l’altra. Hanno tutti gli elementi che costituiscono un quadro – telaio, tela, colore – e nascono per essere appese a parete. Sono tuttavia anche scultorei perché, avendo corpo e volume, trascendono la bidimensionalità del quadro. Questa ambiguità è voluta e pone interrogativi sul linguaggio e sulla natura dell’arte. Non va dimenticato che il lavoro di Simeti, parallelamente a quello di Enrico Castellani, Agostino Bonalumi e Paolo Scheggi prende l’avvio agli inizi degli anni Sessanta dietro la spinta teorica e formale dei buchi e dei tagli di Lucio Fontana. C’è già in questa visione il germe delle dinamiche di pensiero che porteranno alla cosiddetta pittura analitica e all’arte concettuale. [...] La sua opera è un oggetto sorretto da un’architettura interna, un vero e proprio corpo la cui superficie, la tela, altro non è che la pelle che lo ricopre”

The Dep Art Gallery proposes a monographic project dedicated to Turi Simeti, presenting a selection of works from the last exhibition hosted in the gallery entitled Turi Simeti. Works 1960 - 2020 curated by Demetrio Paparoni. This choice therefore offers the opportunity to retrace the most representative phases of Simeti's artistic career, a key figure in the field of aniconic and volumetric painting of the Sixties that developed in Milan around the figure of Lucio Fontana. It was in Fontana's studio that Simeti exhibited his first everted canvases in 1965 in an exhibition curated by Nanda Vigo. The curator Demetrio Paparoni explains in the monographic catalogue: "Starting with the Black Ovals and White Ovals made in 1962, and with the subsequent declinations both formal and chromatic, Turi Simeti conceived the painting as an autonomous object that does not illustrate, does not recount, does not represent. As autonomous objects that protrude into space as high-reliefs, these works can be considered both paintings and sculptures. They can be either one or the other. They have all the elements that constitute a painting - frame, canvas, colour - and are created to be hung on the wall. However, they are also sculptural because, having body and volume, they transcend the two-dimensionality of the painting. This ambiguity is deliberate and raises questions about the language and nature of art. It should not be forgotten that Simeti's work, parallel to that of Enrico Castellani, Agostino Bonalumi and Paolo Scheggi, started at the beginning of the 1960's, following the theoretical and formal thrust of Lucio Fontana's holes and cuts. There is already in this vision the seed of the dynamics of thought that will lead to the so-called analytical painting and conceptual art. [...] His work is an object supported by an internal architecture, a real body whose surface, the canvas, is nothing but the skin that covers it”.

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