GALLERIA TIZIANA DI CARO

Il progetto si apre con una sequenza fotografica relativa alla sua prima performance Vista Zero del 1972. L'artista, avvolta in un lenzuolo bianco, ricopre con una garza la sua testa lasciando libero solo il volto e gli organi di senso. Dopo aver incollato una serie di occhi di carta di varie dimensioni, termina la sua azione performativa con l’applicazione di due grandissimi occhi sulla fronte: metafora di un mondo che si apriva ai mille sguardi dei nuovi media, potenziali strumenti di quiescenza dei cervelli. Diario Romano 1895 – 1995 è un'opera a cui Binga lavora per un anno e che presenta per la prima volta nel 1996. In un vecchio antiquario l'artista compra un diario datato 1895. É il diario di una signora della quale Binga inizia ad indagare l'identità, scoprendo che era di origine siciliana, frequentava la nobiltà romana e aveva un marito napoletano. L'azione di Binga non si esaurisce con l'identikit della donna. Per un anno (1995) scrive lei stessa un diario, dimostrando come a distanza di cento anni vi siano delle consuetudini che riguardano le donne e che si ripetono tessendone la vita in modo preciso. Le fotocopie di cui è ricoperta la stanza riproducono le pagine dei due diari. Nell'agosto del 2017 Tomaso Binga riceve, ogni giorno, una fotografia via e-mail. Si tratta di fotografie di paesaggi, di incontri, di eventi di cronaca accaduti nell'arco del mese. L'idea di questa donna misteriosa è di fare compagnia a Binga a distanza, raccontandole per immagini, la sua quotidianità nel periodo delle vacanze estive. Ognuna di queste foto (sono trentuno, tante quanti sono i giorni del mese di agosto) viene stampata e lavorata dall'artista attraverso la pratica del collage, per essere poi stampate su tela. Una elaborazione articolata funzionale alla resa sintetica dei due interventi: la foto della donna, il collage di Binga diventano un'unica opera.

The project opens with a series of photographs that testifies the first performance that Binga ever created, Vista Zero from 1972. In this piece, the artist's body is totally covered by a white sheet a gauze covers the head, leaving her sensory organs uncovered. The action consists in the artist applying on her face paper cutouts of eyes. The cutouts are of different sizes and the largest are placed on the artist’s forehead. Binga’s face is completely covered to the point of preventing her seeing: metaphor of a world that was open to the thousand glances of the new media, potential tools for quiescence of brains. Diario Romano 1895 – 1995 [Roman Diary] is a work on which Binga works for a year and which she exhibits for the first time in 1996. In an antique shop the artist buys a diary dated 1895. It is the diary of a lady who Binga starts to investigate the identity of, finding out that she was of Sicilian descent, had been associated with the Roman nobility, and had had a Neapolitan husband. Binga’s action does not end with the identification of the woman. For one year (1995) she writes a diary herself, to show how after one hundred years there are customs that pertain to women that keep reoccurring, outlining their lives in a precise way. The photocopies with which the walls are covered reproduce the pages of the two diaries. In August 2017 the artist receives every day a photograph by email. These are photographs of landscapes, meetings, events that occurred during those days over the whole month. This mysterious woman’s idea is to keep Binga company from a distance, telling her about her daily life during the summer holidays through her photographs. Each of these photosis printed out and manipulated by the artist through collage, to then be printed again on canvas. A complex elaboration aiming at producing a synthesis of the two actions: the pictures taken by the woman and the collages created by Binga become a single work.

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