WHITE NOISE

Lavoro inutile / Jonathan Vivacqua solo show
Le opere in mostra raccontano con pungente sarcasmo e malinconia due lati della stessa medaglia: la dignità della fatica e il lavoro percepito come strumento asettico. Il percorso inizia con un mosaico di ispirazione classica generato da migliaia di distanziatori per la posa dei pavimenti. Realizzarlo prevede un processo estenuante che pone l’accento sulla dicotomia tempo-produttività. La necessità di un tempo maggiore per compiere un lavoro è considerato un disvalore. Una volta completata, sull’opera campeggia la scritta “Lavoro inutile”: è quindi essa stessa ad autodenunciarsi con ironica rassegnazione. Nella seconda sala, l’impatto del lavoro autoreferenziale genera un effetto domino sull’intero sistema. You are a fucking bodybuilder è un bilanciere di cemento e pietra, impossibile da sollevare. Il body building è il simbolo dello sforzo un po’ spaccone ed egoriferito, privo di ogni connotato spirituale e funzionale, in cui l’unico obiettivo è l’autocelebrazione. Nella stessa stanza, viene posto in stretta relazione con la serie Panorama: vedute naturali formate da piastrelle, che come enormi pixel impediscono la messa a fuoco di ciò che rappresentano. Una nostalgica miopia visiva e concettuale, amplificata dal profondo blu del pavimento della stanza. Jonathan termina il percorso con Pausa, una grande installazione al piano inferiore che chiude il cerchio cambiando completamente registro, passando dall’intelligente leggerezza ad un poetico intimismo. Badili autoportanti campeggiano lungo la sala, affaticati e immobili in attesa del ritorno dell’uomo. Pausa è una richiesta, una necessità e una speranza.

Lavoro inutile / Jonathan Vivacqua
The works on show display with biting sarcasm and melancholy two faces of the same coin: the dignity of strain and hard work considered an aseptic tool. The path begins with a mosaic of classic inspiration made of floor spacers, son of an exhausting process that highlights the dichotomy between time and productivity. Needing a longer amount of time to complete a single task is seen as a disvalue. On the finished work the sentence “Lavoro inutile” (futile task) is displayed, self-denouncing with ironic resignation its nature. In the second room, the impact of self-referential work creates a domino effect on the entire system. You are a fucking bodybuilder is a barbell made of concrete and stone, impossible to lift. Bodybuilding is the epitome of the swagger and narcissistic effort lacking any functional or spiritual connotation. Its only goal is self celebration. The work is strongly related to the Panorama series: natural landscapes made of tiles that, like giant pixels, make hard focusing the image they represent. A nostalgic myopia that is both conceptual and optical, widened by the deep blue of the room floor. Jonathan ends the route with Pausa (Break), a large-scale installation in the basement that closes the loop completely changing the registry, from a witty levity to a poetic intimism. Freestanding shovels dominate the space. Exhausted and inert waiting for the humans to be back. Pausa is a request, a necessity and a hope.

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