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Arnulf Rainer. Il corpo, la croce.

A lungo tanta critica ha assimilato l'opera di Rainer dalle radici dichiaratamente automatiste all’azionismo viennese di Hermann Nitsch, di Günter Brus, Otto Mühl e Schwarzkogler. Ma se ad esso è assimilabile, lo è solo nel senso di un interesse quasi fisico per la Morte, quale passaggio e uscita dal corpo e da sé per raggiungere il sé. Con la capacità dunque del linguaggio di uscire dai suoi limiti per raggiungere una dimensione altra, le Übermalungen sono indubbiamente il momento fondante della sua ricerca, nell’ossessivo disagio per la realtà fenomenica. Sovrascrivere è il metodo propedeutico e maieutico a tutto il suo fare: arriva a coprire quasi tutta la tela in duri e raffinatissimi monocromi, su basi altre lascia trapelare l'abilità e la volontà incisoria di modificare per fare propria la storia altrui. È evidente negli oli su tavola dei nudi Frauensprache, pornografici certo: come sempre si pensa al corpo della donna, ma ciò che più è osceno è il colore che qui la tocca e l’incisione che la penetra… E certo Rainer non ignora lo scollamento, la anche non patologica dissociazione tra la persona, maschera costituitasi in adattamento all'esterno, e la vera individualità dell'anima. Ricondurre ciò ad unità è il tentativo conscio o inconscio, sano o minato da patologie, di ogni uomo, che diventa sicuramente prepotente nel Rainer delle Face Farces, sorrette da una tale impalcatura teorica da far apparire marginale l'uso di droghe, artificiale escamotage per ricreare gli spasmi di un corpo psicotico, di fronte invece alla continua presenza di una coscienza che esce da sé per cercare se stessa. Le distorsioni del viso, il collasso della muscolatura, serrate rigidezze da pregressi spasmi, raccontano il corpo con pose tutto sommato assai simili alla morte e a quelle croci cui Rainer ha un approccio non mistico, ma quasi iconoclasta, riconoscendo in esse la presenza del Male nella Storia. L'uccisione dell'Uomo in croce è il genocidio perpetrato millenni dopo in Hiroshima.

Arnulf Rainer. The body, the cross.

Rainer’s work have often associated it with Vienna Actionism of Hermann Nitsch, Günter Brus, Otto Mühl and Schwarzkogler. But if his work has something similar to this movement, it’s only in the sense of the almost physical interest for the Death, as passage and way out from the body and from himself to reach himself. Then, with the ability of the language to overcome its limits to reach another dimension, the Übermalungen are undoubtedly the founding moment of his research, with the obsessive discomfort for the phenomenal reality. Overpainting is a feature common to all Rainer's major cycles, and it is a method propaedeutic to the whole of his practice that also has a maieutic function: he goes a far as to cover almost the whole of the canvas with very refined monochromes, revealing his ability and will to modify in order to make someone else's world his own. Already evident in oils on canvas and even more in the nudes series of Frauensprache, pornographic, of course, as we think of the woman's body, but the color that touches it here and the engraving that penetrates it are more obscene... It is certain that Rainer is aware of the difference, the non-pathological dissociation between the persona, the mask developed as an adaptation to the outside world, and the true individuality of the anima. The unification of these concepts is the conscious or unconscious attempt, sound or undermined by pathologies, of every human being. And it is certainly forceful in Rainer's Face Farces, which are supported by such a strong theoretical structure that the use of drugs appears to only be a marginal aspect of them, an artificial ploy to re-create the spasms of a psychotic body, compared with the continuous presence of a conscious that emerges from itself in order to seek itself. The distortions of the face, the collapse of the muscles and the rigidity deriving from the previous spasms tell us about the motions are very similar to those of the body on the Cross. Rainer's approach to the cross is not that of a believer, but rather that of an iconoclast who uses it to see evil in history. So the Man's killing in Cross is the genocide perpetrated two millennia after in Hiroshima.

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