CARDELLI & FONTANA

“Il Louvre è stato uno dei miei amici preferiti; lì, oltre gli italiani e Poussin, ho cominciato ad amare Chardin e Corot, ed è lì che credo d’aver capito cos’è la pittura, intendo con questo quella che Roberto Longhi chiamava la ‘pittura-pittura’. Come spiegarmi meglio? Credo non ci sia altro modo che rivolgersi ai maestri del passato e ai pochi contemporanei. Facciamo dei nomi: Giotto, Masaccio, Piero della Francesca, Giovanni Bellini, Chardin, Corot, Cézanne. Insomma, gli stessi pittori che in fondo amava Morandi, ai quali naturalmente, io aggiungo Morandi stesso. Nei miei quadri mi sembra siano evidenti le lezioni di questi maestri. E non me ne vergogno affatto. In un dipinto che rivela le lezioni dei maestri, ci sarà, se fatto seriamente, sempre qualche cosa di personale”. In occasione della presentazione a Sarzana della monografia su Gian Carozzi, curata da Lara Conte ed edita da Skira, presentiamo una selezione di opere dell'artista, realizzate tra gli anni '60 e '70 durante il suo soggiorno a Parigi. Gian Carozzi (La Spezia 1920 - Sarzana 2008) tra il 1949 e il 1950 si trasferisce a Milano, dove entra in contatto con Lucio Fontana e firma due manifesti dello Spazialismo, il 3° Manifesto dell’Arte Spaziale (1951) e il Manifesto del Movimento Spaziale per la Televisione (1952). Dopo un’intensa stagione di lavoro e di frequentazioni, alla fine degli anni Cinquanta lascia Milano per Parigi, dove soggiorna per circa vent’anni, per poi far ritorno nei suoi luoghi natali alla fine degli anni Settanta. Nei primi anni Ottanta si stabilisce a Sarzana, dove vive sino ai suoi ultimi giorni. A partire dagli anni Sessanta Carozzi prosegue un cammino solitario, esplorando una ricerca che mai si riduce a univoca cifra stilistica, seppur coesa attorno a una profonda continuità di pensiero, attraverso un'ininterrotta indagine sulla pittura. Una pittura che mette in crisi le definizioni e vaporizza i confini: tra astrattismo e figurativo, tra avanguardia e inattualità.

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