FRANCESCO PANTALEONE - MILANO

Ignazio Mortellaro racconta il rapporto tra Uomo e Natura in una vera e propria pars construens che genera opere eterogenee, tra cui: sculture, collage, video, fotografie e installazioni realizzate in diversi materiali soprattutto metallici, come ferro e ottone, oppure rimodellando gli elementi trovati in natura e gli oggetti abbandonati che l’artista ripensa e trasforma. Grazie agli studi compiuti dall’artista sia in ambito architettonico sia ingegneristico, le sue opere risultano essere il frutto di una coesistenza armonica tra differenti discipline, tra cui: scienza, filosofia, musica e letteratura; il disegno inoltre gioca un ruolo centrale in tutte le fasi di progettazione. “Tutta la mostra è metaforicamente intesa come la figurazione di una donna che genera e rigenera il mondo, una natura madre, cacciatrice e sacerdotessa. Il paesaggio è in formazione, il tempo è lontanissimo, la società non esiste al di là di piccoli gruppi sparsi in una terra vastissima, arida e quasi disabitata. Il mito è vivo e ha le sembianze di un serpente che si insinua in una dimensione temporale scandita dai passi. Le Menadi cantando, danzando e vagando come animali per monti e foreste, vanno a caccia di uomini che si avventurano in una dimensione notturna sovraccaricata da un clima desertico. La sorte gioca con gli astragali e ha le mani di una bambina”. (I. Mortellaro)

Ignazio Mortellaro depicts the relationship between Man and Nature in true pars construens, creating heterogeneous works of sculpture, collage, video, photography and installations. Each work is made through different materials – mainly metals such as iron and brass – or by remodeling elements found in nature and abandoned objects that the artist has rethought of and transformed. Thanks to the artist’s studies in both architecture and engineering, the works appear as the result of a harmonious coexistence between the various disciplines of science, philosophy, music and literature. Drawing also plays a central role in all phases of the design. “The whole exhibition is metaphorically understood as the representation of a woman who creates and regenerates the world. A mother nature, a huntress, a priestess. Landscape is in formation. Time is far away. Society does not exist beyond small groups scattered throughout a vast, arid and almost uninhabited land. The myth is alive and has the appearance of a snake that insinuates itself in a temporal dimension punctuated with foot prints. The Maenads sing, dance and roam like animals over mountains and through forests, going to hunt men who venture into a nocturnal dimension, overwhelmed by a desert climate. Fate plays with Knucklebones and has the hands of a child”. (I. Mortellaro)

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