P420 - BOLOGNA - MERLIN JAMES

La galleria P420 è lieta di presentare la mostra personale del pittore Merlin James (Cardiff, 1960). Installata nella prima sala della galleria, la mostra di Merlin James, gallese di nascita e scozzese di adozione, presenta se stesso attraverso una dozzina di dipinti di vari periodi da cui emerge, come fa notare Davide Ferri che ha scritto un testo per la mostra, qualcosa di simile alle serie, serie aperte, inconcluse, in costante divenire, che si riconfigurano e rilanciano reciprocamente anche per via dei contrasti e dell’apparente eterogeneità. Nei suoi lavori possono incontrarsi e sovrapporsi richiami alla pittura di genere e un citazionismo colto, una figurazione semplice, abbandonata, e le contraddizioni di macchie e segni più ambigui che possono incorporarsi all’immagine, o sfuggirle, complicandone e aprendone la lettura. Le sue tele sembrano sempre alle prese con qualcosa di storto: telai leggermente irregolari, tagli, buchi, ferite, cuciture, innesti di materiali eterogenei, caso. Ma libertà, in arte, non è fare ciò che si vuole - per citare Luca Bertolo e Sofia Silva in un testo del 2017 su Merlin James - ma scoprire di volere ciò che si è fatto. Fare, senza sapere esattamente cosa, buttarsi e poi scegliere, strato dopo strato, scelta dopo scelta, caso dopo caso.

Galleria P420 is pleased to present the solo exhibition by the painter Merlin James (Cardiff, 1960). Installed in the first room of the gallery, the exhibition by Merlin James, Welsh by birth and residing in Scotland, presents a dozen paintings from various stages in his career, offering a glimpse – as Davide Ferri points out in an essay written for the show – of something like series, open, not conclusive, constantly in progress, that are reconfigured and reciprocally revisited, also by means of contrasts and apparent differences. In his works, references to genre painting and erudite citations can meet and overlap, in simple, abandoned figuration, where the contradictions of more ambiguous marks and signs can be incorporated in the image, or escape from it, complicating and opening up the interpretation. His canvases seem to be coming to grips with something crooked: slightly irregular stretchers, cuts, holes, wounds, stitching, grafts of various materials, chance. But freedom, in art, does not imply doing what you want – to quote Luca Bertolo and Sofia Silva in an essay on Merlin James from 2017 – but discovering that you want exactly what you have done. To make, without knowing precisely what, to take the plunge and then to choose, layer after layer, choice after choice, chance after chance.

Ritorna