ANTONIO VEROLINO

Superlunare è un progetto fotografico di Jacopo Valentini. I mesi di lockdown, reso necessario dalla pandemia, sono stati un momento molto interessante in cui la collettività è stata forzatamente rimossa dalla giostra giornaliera di obiettivi a breve termine e ha forzato tutti a confrontarsi con una timeline più lunga, a riconsiderare quello che fino al giorno prima consideravamo normale, a trovare una nuova misura del tempo. Se le apparizioni e le fasi della luna una volta regolavano il tempo e come tali davano vita a un'infinità di rituali diversi nelle varie le culture, oggi e’ molto più difficile guardare alla luna con romanticismo e con un senso di misticismo. Certo la luce riflessa della luna ancora ci meraviglia per le sue qualità uniche, il colore, l’intensità e la qualità con cui veste le cose del mondo; ma pare che stiamo per colonizzare il sistema solare, quindi la luna a me appare oggi come puro e semplice territorio. Guardare la luna non è più l’atto cosmico di presa di coscienza di sé, ma piuttosto un momento che Umberto Eco chiamava “coscienza territoriale”, quella che da sempre ci viene offerta guardando un territorio da un punto vantaggiosamente alto. Oggi guardiamo il cosmo con un occhio informato, e non più come abisso di totale inconoscibilità. Tutti sogniamo sotto lo stesso cielo e il tempo, come misura ultima delle cose, è un grande equalizzatore: mai come quest’anno ci siamo resi conto che tutti abbiamo le stesse 24 ore in cui esercitare pensieri e azioni. Se il tempo è un fattore di uguaglianza allora dobbiamo tenere a mente che, finito questo tempo di emergenza quasi sospeso, in cui abbiamo testato la capacità umana di adattamento e allo stesso tempo la solidità delle società democratiche e le politiche di welfare, dovremmo metterci al lavoro per abbracciare un futuro che per certi versi è già davanti ai nostri occhi anche se lo vediamo con difficoltà. Se il tempo oramai sembra tornato a scorrere normalmente, legandosi nuovamente alle progettualità individuali e collettive, ricorderemo le nottate infinite e lo spazio amplificato per il pensiero come dono amaro della pandemia, da cui, si spera, avremo imparato a cambiare ed evolvere.

Ritorna