RENATA FABBRI

La galleria Renata Fabbri è lieta di inaugurare la propria collaborazione con l’artista Margherita Moscardini attraverso la mostra Inhabiting without Belonging: un nucleo di lavori inediti realizzati in dialogo con gli spazi espositivi della galleria. In mostra, una serie di sculture e disegni elaborati immaginando una Terra non appropriabile come sono le porzioni di Alto Mare, tra le poche aree del pianeta che non sono sottoponibili alla sovranità di alcuno stato e sono definite una risorsa per l’umanità; un bene comune che, attraverso accordi internazionali, può essere attraversato e utilizzato a scopi di ricerca e per lo sfruttamento di risorse. L'artista identifica queste aree come vuoti densi di potenzialità, che se da un lato ci ricordano l’inappropriabilità del pianeta di cui ogni specie è ospite, dall’altro, in continuità con il suo progetto The Fountains of Za’atari (2016-2019) sviluppato in Giordania nel più grande campo per rifugiati siriani, evidenziano la necessità di un cambio di paradigma capace di servire questo tempo. Tale cambiamento può forse realizzarsi a partire da un’idea di cittadinanza non più fondata sull’appartenenza territoriale, quanto sulla condizione dell’esilio; oltre la spartizione del pianeta in stati nazione e verso una cittadinanza universale.

Renata Fabbri gallery is pleased to announce its collaboration with the artist Margherita Moscardini through the exhibition Inhabiting without Belonging: a new series of artworks conceived in dialogue with the gallery spaces. The exhibition will feature sculptures and drawings, created imagining an unpossessable land like the Alto Mare. These areas of the planet are among the few not subjected to the sovereignty of any state and recognized as a precious resource for the entire humanity; they are a common good which, thanks to international agreements could be crossed and used for research aims and resource exploitation. The artist identifies those areas as voids full of potential. These, on the one hand, remind us of the inappropriability of the planet, of which each species is a guest, and on the other hand, in line with her project The Fountains of Za’atari, which was developed in Jordan in one of the biggest Syrian refugee camp, they remind us of the necessity of a paradigm shift, able to serve this time. Maybe, starting from an idea of citizenship based on the condition of being in exile, instead of territorial belongings: beyond the division of the planet into nation states and towards universal citizenship.

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