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OSSERVATORIO ARTE FIERA

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Francesco Zanot

Critico e storico specializzato in fotografia, Francesco Zanot ha curato mostre e monografie di artisti come Olivo Barbieri, Mark Cohen, Linda Fregni Nagler, Luigi Ghirri, Guido Guidi, Takashi Homma, Francesco Jodice, Erik Kessels, Boris Mikhailov, Carlo Mollino e Alec Soth. Direttore del Master in Photography and Visual Design della NABA di Milano, primo curatore di Camera - Centro Italiano per la Fotografia, Torino, nel 2017 ha curato la mostra inaugurale della Fondazione Prada Osservatorio, "Give Me Yesterday". Lavora, sin dalla sua fondazione, con la piattaforma Fantom, curatori della sezione di Arte Fiera Fotografia e Immagini in movimento.

Negli ultimi anni ho percorso molte volte la strada che da Milano scende verso l’Emilia. Il fatto di abitare a Sud della città ha facilitato questo percorso. Navigli, circonvallazione, Famagosta, qualche chilometro di tangenziale e si è già sulla Autostrada del Sole. Le uscite scorrono in rapida sequenza: Lodi, Casalpusterlengo, Fiorenzuola, Fidenza, Parma, Campegine. Poi arriva la mia: Reggio Emilia. Dieci minuti e arrivo alla meta: Roncocesi. Sorge qui l’ultima casa in cui ha abitato Luigi Ghirri e che oggi ospita il suo archivio.

La prima volta che l’ho visitato risale esattamente a dieci anni fa. 20 marzo 2009. Pochi giorni prima avevo ricevuto una rapida email dall’amico Daniele: “Con Paola Ghirri mi sono accordato per venerdì alle 15:00. Ci sentiamo per decidere come andare. Ciao, Daniele”. Tra le infinite suggestioni di quella prima visita, ricordo in particolare l’eccitazione di una scoperta: tutto ciò che avevo visto nelle immagini di Ghirri esisteva davvero. I luoghi e gli oggetti che avevano occupato il mio sguardo, i miei pensieri, le mie giornate fino dai tempi in cui da studente mi avvicinavo a questa disciplina, d’un tratto potevo vederli intorno a me senza passare attraverso il filtro di un’immagine. Ghirri non si era inventato nulla. Potrebbe sembrare un paradosso, sarei forse dovuto rimanere deluso. Ma non era così, poiché quello che si trovava davanti ai miei occhi non diminuiva in alcun modo la forza e il valore delle immagini che lo rappresentavano. E neppure accadeva il contrario, per cui le fotografie avrebbero potuto rendere più interessante ciò che in realtà non lo era. Tra i due termini di questa proporzione esisteva un rapporto tanto netto e lineare quanto prolifico.

Come mappe, le immagini di Ghirri aiutano a navigare il mondo. È un equilibrio delicatissimo, ma perfetto. Anziché surclassare la realtà, le fotografie di Ghirri ci esortano a farne esperienza diretta, tuttavia guidando questo processo. Così la mostra che nei mesi scorsi ha portato il lavoro dell’artista emiliano sulle pareti del Folkwang Museum a Essen, del Museo Reina Sofia a Madird e del Jeu de Paume a Parigi ha un titolo eloquente: The Map and the Territory. Gli spazi, le cose, gli umori, le atmosfere che continuo a incontrare ogni volta che prendo la macchina e guido fino a Roncocesi si sono sparsi in ogni angolo d’Europa. Le mappe di Ghirri portano lontano. Nel vederle a pochi passi dalla Senna mi è venuto in mente un passaggio di Sylvie and Bruno, dello scrittore (e fotografo) Lewis Carroll:

“Secondo lei quale sarebbe la massima scala utile per una mappa?”

“Direi sei pollici per miglio.”

“Solo sei pollici!” esclamò Mein Herr. “Noi siamo arrivati molto presto a sei yarde per miglio. Poi abbiamo tentato cento yarde per miglio. E finalmente abbiamo avuto la grande idea! Abbiamo realizzato una mappa del paese nella scala di un miglio per miglio!”

“L’avete usata spesso?” chiesi.

“Non è stata ancora dispiegata”, disse Mein Herr, “I contadini si sono opposti: hanno detto che avrebbe coperto tutta la campagna e offuscato la luce del sole. Così adesso usiamo la campagna vera e propria come mappa di sé stessa e vi assicuro che funziona ottimamente”.
 

Titolo: Modena 1973
Copyright: Eredi di Luigi Ghirri