OSSERVATORIO ARTE FIERA

photo

Giulia Biafore

Giulia Biafore (Bologna, 1992) è direttrice della Galleria Studio G7 di Bologna, realtà storica del panorama bolognese fondata da Ginevra Grigolo nel 1973. Alla programmazione all’interno del proprio spazio, attività centrale per la galleria, si affianca la diffusione delle ricerche artistiche attraverso collaborazioni con realtà pubbliche e private.


Ho sempre guardato e vissuto Bologna con grande orgoglio; mi sono appassionata alla vivacità della città, al “fare” delle persone e oggi contribuire come operatore al fermento culturale della comunità è uno stimolo e una responsabilità quotidiana. Il periodo di Arte Fiera è sempre frenetico, talvolta stancante, e sa essere un vero richiamo sia per il pubblico vicino al mondo dell’arte contemporanea sia per chi con curiosità si approccia per la prima volta alla nostra realtà.

Senza alcun dubbio i ricordi più densi sono quelli legati ad ArtCity, programma che riesce a conciliare perfettamente il legame arte-territorio e il fare rete, due modi di fare arte che condivido e cerco costantemente di perseguire. Si ha infatti l’opportunità di riscoprire luoghi più o meno noti della città e di godere del bello, architettonico e artistico, proposto ogni anno con grande attenzione da diverse personalità curatoriali.

Spesso ci si dimentica del potenziale della propria città, e credo che questo progetto, che la galleria sostiene da due anni, sia un grande merito della realtà che è Arte Fiera. Il periodo fieristico genera un introito economico importante, ed è fondamentale continuare a rinnovarlo e sostenerlo; in questo senso, penso al progetto Courtesy Emilia-Romagna, capace di coinvolgere all’interno del padiglione fieristico stesso le collezioni d’arte moderna e contemporanea del nostro territorio e di ricordare che Arte Fiera non è solo mercato ma anche cultura.

Il senso di inclusività e trasversalità lo ritrovo oggi nel progetto Nuovo Forno del Pane del MAMbo che ho avuto occasione di visitare in questi giorni. Sono molto legata alla Sala delle Ciminiere dove ho avuto la fortuna di lavorare, e posso dire che vedere oggi lo spazio vissuto dagli artisti e dal loro fare è qualcosa che mi ha sorpreso e stimolato. Ho visto artisti di generazioni diverse sentirsi finalmente parte di un sistema, pensare, lavorare e dialogare per un fine comune che abbraccia tutti gli operatori del sistema arte. In un’ottica futura, sarebbe interessante sviluppare questo modello all’interno della struttura di Arte Fiera stessa.
 

Antoni Muntadas. Muntadas. Interconnessioni, Villa delle Rose, 17 gennaio 2020


   Indietro