OSSERVATORIO ARTE FIERA

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Luca Caccioni

Nasce a Bologna nel 1962. Ha frequentato le scuole normali poi il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti.
Ha insegnato Pittura a Palermo e Brera, dal 2002 tiene la Cattedra di Arti Visive e Pittura al Biennio dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Dagli anni Novanta conduce un intensa attività espositiva tra pittura, disegno e installazione in Italia e all’estero; ha tenuto mostre personali in gallerie quali Spazia di Bologna, Marconi di Milano, Studio la Città di Verona, Gentili a Firenze, Oredaria e il Segno a Roma, Carzaniga di Basilea, Greene di Ginevra, Marcorossi di Milano, Giacobbi di Mallorca, Sales di Barcellona, Vannucci a Pistoia, Otto gallery  a Bologna, Galvani a Tolosa, Lorenzelli a Milano .
Numerose  sono le personali in Musei e Istituzioni Pubbliche, le più recenti  al Museo di Lissone e al Museo d’Arte Contemporanea  di Saint Etienne, Francia. Vive e lavora tra Bologna e la Toscana, dove ha un secondo studio. 
Un’opera di Luca Caccioni è stata inserita dalla curatrice Eva Brioschi nella mostra Opera Aperta allestita ad Arte Fiera 2020 http://www.artefiera.it/progetti-speciali/progetti-in-fiera/courtesy-emiliaromagnabrlopera-aperta/9098.html

 

C’è un luogo della pittura perduta.

Appena fuori porta, vicino al centro della città, distante solo una camminata.

Talmente significante che quest’anno ho voluto, proprio durante la kermesse di Arte Fiera, consigliarne la visione agli studenti, insieme ad alcuni dei numerosi eventi a Bologna.

Ho inserito le immagini di questo luogo all'interno di un  seminario workshop che stavo tenendo a gennaio su Tempo e Memoria per le arti contemporanee e visive e nella lezione sulla pittura e,  dunque, ho consigliato la visita intraprendendo il percorso rigorosamente a piedi.

Gli studenti amano, come i  pellegrini, consciamente o  inconsciamente, che gli si crei un percorso. Qualunque esso sia. Probabilmente concerne il rito, le scoperte, l’arrivo.

L’ex convento degli olivetani è a San Michele in Bosco e, pur essendo ben più antico, nella forma attuale risale al secolo XVI. Oggi, e da più di un secolo, ospita  l’Istituto Ortopedico Rizzoli.

Completamente dimenticato o quasi (non ho mai incontrato persona durante le mie ripetute visite), al suo interno c’è il Chiostro detto “Ottagonale dei Carracci’, con gli affreschi dei Carracci, di Guido Reni e degli allievi dell’Accademia degli Incamminati.

Al silenzio, quasi mistico,  di questa installazione architettonica e scenica si accompagna, in una  immediata veduta  complessiva superficiale, lo stato attuale e reale di abbandono e di trascuratezza degli affreschi quasi scomparsi. Uno stato che però, magicamente e  quasi per un accadimento inspiegabile di un  tempo artista e galantuomo, restituisce una visione stupefacente, estremamente concettuale, costruita da affioramenti di colore, di terre e lapislazzuli, e di forme, grovigli, volti e sembianze vertiginose che appaiono e scompaiono danzando al cospetto della luce e dell’osservatore, di sedimenti narranti e di memorie risognate, umane , terrene, celesti.

E' dove la pittura non ha attori né  luoghi, non è ne figurale né astratta, antica o contemporanea, dove è solo incanto.

E ipnosi.

Qualcuno ha detto, come al solito per spiegare l’accaduto scientificamente, che gli affreschi furono realizzati nei primi  del ’600 con la tecnica della pittura a olio su muro e che, per questo, non potevano tenere il tempo.

Io prego sovente perché non vengano mai toccati dall’uomo.

E solo ora mi accorgo che, nelle slide del seminario, le immagini del chiostro erano tra quelle di Rotko, Licini e Richter. 

 

Luca Caccioni Opera IT


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