OSSERVATORIO ARTE FIERA

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Mauro Stefanini

Mauro Stefanini arriva al collezionismo grazie alla sua passione per l’arte. Bolognese di nascita, nel 2000 ha fondato la Galleria Open Art a Prato, città nella quale vive da più di 40 anni. Imprenditore di professione e gallerista per vocazione è Presidente dell’A.N.G.A.M.C., Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, dal 2016. È attualmente al secondo mandato, che scadrà nel 2022 e il suo obiettivo è di veder completato il processo di crescita istituzionale di cui l’Associazione è stata protagonista durante la sua presidenza. 

Ho con Bologna e l’Emilia-Romagna un rapporto viscerale, essendo io stesso emiliano, e tuttora trascorro il mio tempo libero sull’Appennino bolognese, eleggendolo a mio buen retiro.

Quinto Ghermandi al lavoro in fonderia, 1969. Foto Erhard Wehrmann

Bolognese, di Crevalcore, è anche uno scultore alla cui opera sono molto legato, Quinto Ghermandi (1916-1994). Trascurato dal mercato nonostante 4 partecipazioni alla Biennale di Venezia (dal 1950 al 1966), una alla Quadriennale di Roma (1965) e una a Kassel per Documenta (1964), Ghermandi è stato uno scultore informale di respiro internazionale capace di esaltarsi in fonderia “in mezzo al fragore esaltante delle macchine, allo sfavillio dei forni”, donando al bronzo, sotto forma di foglia, una leggerezza che non gli appartiene per antonomasia.

Collocata davanti alla porta Modena a San Giovanni in Persiceto, Bologna, la scultura del 1972 Largo gesto per un massimo spazio, titolo affascinante e più che mai riuscito, è uno splendido esempio della produzione informale di Ghermandi, artista capace di lavorare sulle grandi dimensioni, convinto della necessità di dialogo tra le sue opere e gli spazi che le avrebbero accolte.

A tre anni dal centenario della sua nascita, mi auguro che la Città di Bologna possa finalmente rendergli l’omaggio meritato, mostrando al grande pubblico la notevole produzione di un protagonista della stagione informale della scultura italiana del secondo dopoguerra.

Largo gesto per un massimo spazio, 1972, Porta Modena, San Giovanni in Persiceto (BO). Foto Daniele Lelli  

Infine mi piace citare una mostra conclusasi da poco, nel marzo 2019; mi ha positivamente colpito l’omaggio a Jean Dubuffet, artista che apprezzo particolarmente, presso la Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia. Curata da Martina Mazzotta e Frédéric Jaeger, Jean Dubuffet – L’arte in Gioco ha il pregio di aver mostrato la variegata produzione del padre de l’Art Brut in maniera didascalica e esaustiva, mettendo in risalto agli occhi dello spettatore la vena creativa e il fantasioso eclettismo di un Artista indiscusso del Novecento.

Vista della mostra Jean Dubuffet – L’arte in Gioco, Fondazione Palazzo Magnani, Reggio Emilia, 17 novembre 2018 – 3 marzo 2019 (Fonte 24Emilia.com)