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OSSERVATORIO ARTE FIERA

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Selva Barni

Selva Barni ha fondato Fantom ed è editor e curatrice specializzata in fotografia. Oltre alle sue attività curatoriali, insegna al Master in Photography and Visual Design della Nuova Accademia di Belle Arti (NABA) di Milano. Da dicembre 2017 è visual editor della rivista internazionale di architettura Domus, diretta dall’architetto Michele de Lucchi.
Dall’edizione 2019, la sezione di Arte Fiera “Fotografia e Immagini in Movimento” è a cura di Fantom.

Turtellectos parvos in guazzetto
 

Chiunque mi conosca sa della mia devozione ai tortellini in brodo. Ne parlavo recentemente col mio cugino bolognese, Franco, tra gli ultimi eruditi in circolazione, docente di filosofia all’Università della città. Mi ha raccontato così della prima apparizione del termine “turtellectos”, diminutivo di “turtellecti”, in un documento legale del 1300, legato a un possibile omicidio per avvelenamento. La mia curiosità si è fatta grande e risalire al libro nel quale ha trovato questa storia, una conseguenza inevitabile e rapidissima. Racconti storici, estratti dall'archivio criminale di Bologna ad illustrazione della storia patria per cura di Ottavio Mazzoni Toselli (Bologna 1870 - pei tipi di Antonio Chierici editore proprietario).

lupettoPare dunque che nel Luglio del 1300 Donna Imelda, evidentemente stanca del marito Corvolino, abbia tentato di risolvere il suo fastidio con un piatto di turtellectos parvos in guazzetto. E che “mentre il Corvolino si preparava per mangiarli, Donna Imelda aperse una cartina in cui erano certe spezie che sembravano zafferano e di queste ne pose sopra i detti tortellini, ed il Corvolino le disse «perché mi dai a mangiare queste spezie? tu fai male perché quando ne mangio io vomito tutto ciò che ho nel corpo» ed essa rispondeva «ma queste son buone, ed io ti faccio del bene a malgrado tuo». La pubblica voce e fama era in detta contrada che Imelda avesse dato al Marito o in cibo o in bevanda del Risalgallo”

Non si sa se Corvolino sia sopravvissuto ai turtellectos. Certo è che Donna Imelda si diede alla fuga per timore di essere presa. 

Il risalgallo, oggi noto con realgar, era infatti una polvere minerale color rosso-arancio a base di arsenico, usata anche in pittura, ma poiché velenosa presto abbandonata dagli artisti. Non potrò non pensare a Donna Imelda, e all’ignaro Corvolino, e a tutte le storie tra le pieghe di Bologna, quando il prossimo gennaio girerò, come sempre per Arte Fiera, tra i suoi archivi e i suoi musei.