OSSERVATORIO ARTE FIERA

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Veronica Veronesi

Veronica Veronesi, direttore di GALLLERIAPIÙ (Bologna, dal 2013). Una realtà poliedrica per l’arte contemporanea con un focus sulla ricerca e la sperimentazione artistica. Oltre al programma espositivo la galleria ospita regolarmente progetti e produzioni trasversali di stampo performativo, relazionale, partecipativo. Questa ricerca si sviluppa in parallelo alla collaborazione con la web radio OC!WR, una piattaforma online di musica eclettica e sperimentale selezionata con cura, ospitata stabilmente nel basement della galleria.

Gloria e Simone mi chiamano all’Osservatorio, mi invitano soprattutto a ricordare. Ricordare è in questi giorni di forzato isolamento quanto mai utile, se non necessario, per evadere e io faccio volentieri questo salto nel passato della mia città, Bologna, rievocando frammenti tra luoghi, persone, libri, mostre, umori, link ipertestuali, appropriazioni e musica, ripercorrendo in un tempo deformato alcuni momenti o situazioni che hanno influenzato la mia presente osservazione. Digressioni dentro digressioni, tempi verbali che confondono il flusso degli eventi, sviluppo il mio racconto, l’ordine cronologico dei fatti è casuale ma racchiuso in un arco temporale.
 

Bologna 1996 / 2006 autentica e spontanea

La cultura è un fatto personale e la mia prassi di allora vedeva, come lo vede adesso, una fusione totale tra le arti e i linguaggi, sempre con una conseguenza.

Erano i primi anni della globalizzazione e viaggiare era ancora una sorpresa.
Bologna, insieme ad altre capitali europee come Londra, Amsterdam, Parigi e Berlino, stava vivendo gli splendori della club culture iniziata a fine anni ’80 in Inghilterra con la “Second Summer of Love”. GALLLERIAPIU e la sua “estetica con conseguenze” non era neanche nei miei più lontani pensieri.Sa Finca Cheyenne era la mia linea di moda autoprodotta, un kit di vestiti multifunzionali per la sopravvivenza urbana, poche semplici forme che si potevano adattare alle diverse circostanze che ti potevano capitare vivendo un lungo fine settimana nella attiva Bologna.

Giovedì

H 18.00 Io, Giada e Matteo ci diamo appuntamento al Sesto Senso in Via Giuseppe Petroni. Questo locale/associazione culturale ospita mostre e DJ set e in un angolo puoi scambiare i CD. Si trova in piena zona universitaria a due passi da Piazza Verdi,è il crocevia per un pubblico eterogeneo fatto di studenti, curatori, clubbers, un luogo senza presunzione ma denso di contenuti. Nel corso degli anni ha ospitato mostre di artisti come Ericailcane, Dragoni-Russo e Andreaco fra i tanti altri, una tappa qui prima di iniziare la serata è quasi obbligatoria. In sottofondo:Depeche Mode, “Useless” (Kruder & Dorfmeister Mix), 1997



H 22.00
Questa sera inaugura al LinkL’ultima cena, la sfilata di Valeria, performer, designer e proprietaria del leggendario negozio Le Giraffe in Via delle Moline. Se la performance è anche trasmissione di energie, lo spettacolo messo in scena da Valeria e le sue performer/clienti ha centrato nel segno: dissacrante e disturbante, ha segnato il mio rapporto con l’idea di corpo che si mostra.

Il Link in via Fioravanti è senza dubbio il mio posto preferito, ci vado molto spesso anche da sola e infrasettimanalmente. Questa sera prima della sfilata ho comprato nel banchetto dei ragazzi che poi apriranno la storica libreria di via Mascarella Modo Infoshop, un libro di Hakim Bey, T.A Z. Zone temporaneamente autonome. L’autore racconta della creazione di spazi autogestiti al fine di eludere gli spazi istituzionali e le strutture formali imposte dal controllo sociale.

H 24.00 Perdo Giada e Matteo ma incontro Elisa, e insieme andiamo nella sala nera nel seminterrato. Ci perdiamo tra video proiezioni in un ambiente immersivo, ci sono enormi cuscini su cui sdraiarsi e tante teche di vetro con dentro insetti e animali esotici che mi ricordano tanto le sculture sparse all’interno del locale fatte dal collettivo di base a Sant’Arcangelo di Romagna, i Mutoidi. La serata prosegue con il live set di Plastikman.La programmazione al Link è sempre curatissima e potrebbe considerarsi tuttora all’avanguardia: autori come Pan Sonic, Aphex Twin,Jeff Mills, Mike Banks o Red Snapper, si alternavano con disinvoltura. In Europa erano diversi i centri sociali simili al Link, c’era per esempio il Melkweg ad Amsterdam oppure il Rohstofflage a Zurigo o il Tacheles di Berlino. Era bello sentirsi parte di una comunità in movimento, c’era la percezione che qualche cosa stesse avvenendo in modo molto spontaneo e Bologna si è sempre dimostrata incline al cambiamento e aperta alle nuove avanguardie artistiche come la musica elettronica: la città attirava giovani da tutta Europa. In sottofondo: Emmanuel Top, So cold, 1997 


Venerdì

H 18.00 Federico ha iniziato a lavorare per l’ufficio stampa di suamadre, lo studio Pesci.É il primo ufficio stampa specializzato in arte contemporanea. Insieme andiamo all’inaugurazione di Arte Fiera, indosso una t-shirt rossa con serigrafia “Wild Disney" nera di un famigerato collettivo bolognese, il gruppoZero (Marco De Barba e Nicola Mancon). Hanno un atelier/galleria chiamato FUCKTORY in via San Carlo ed è in questa sede che sviluppano svariate attività artistiche di carattere performativo, musicale e video e dove da poco ho visto la mostra American Nightmare, in cui hanno chiesto a diverse personalità della città di customizzare una statuetta della libertà di gesso in cui Miss Liberty è ridotta a uno scheletro e imbraccia, invece che la torcia, una mitraglietta. I protagonisti di questa esposizione provengono dalle più svariate realtà espressive: fumetto, disegno, pittura, writing, moda, scenografia, net-art. Comune a tutti, la città di Bologna. Autori come Cuoghi Corsello, Riccardo Benassi, Dado, Rusty (solo per citarne alcuni) hanno vestito l’oggetto. 

Archivio FUCKTORY : https://www.flickr.com/photos/fucktory_art-gallery/albums

 
(serigrafia “Wild Disney” Gruppo Zero)
 

(American Nightmare @ FUCKTORY GALLERY )
 

Arriviamo in fiera e camminando lungo il corridoio vicino alla biglietteria, all’ingresso di Piazza della Costituzione, un uomo in giacca e cravatta urla con disinvoltura: That’s Contemporary, That’s contemporary, That’s contemporary. Una performance estemporanea: in quel periodo, e ancora oggi, le fiere sono anche platea per autori in cerca di visibilità che si mostrano passeggiando per i corridoi, tutto molto folkloristico, e io inizio a domandarmi ma cosa sarà mai questo cazzo di contemporaneo…! Per il filosofo Peter Osborne, il contemporaneo è una “finzione operativa”: è fondamentalmente un atto produttivo dell’immaginazione, grazie al quale attribuiamo al presente un senso di unità, capace di abbracciare temporaneità globali disgiunte che inevitabilmente ci sfuggono; e come tale è un tempo di stasi. [Peter Osborne, “The fiction of the Contemporary” in Anywhere or Not At All. Philosophy of Contemporary Art, Verso, New York 2013].

In fiera c’è una bellissima sezione dedicata all’editoria. Federico si abbona alla rivista PLAGES: si tratta di un magazine d’autoree l’editore è Roberto Gutierrez. Un vero gioiello per chi ama l’editoria indipendente. Federico compera un’opera di Street Art by Space Invader in una galleria francese: la gallerista si chiama Magda Danysz. La fiera ospita tante gallerie internazionali, sono quelle che più mi attraggono, chissà perché... Federico insieme a sua mamma Giovanna, solo qualche anno dopo, contribuiranno alla nascita di Arte Libro, il festival del libro d’arte. Chissà se quella giornata in fiera, insieme alla sua esperienza nell’ufficio stampa, lo ha influenzato.

 

(Vista Plages Magazine)
 

(Mosaico by Space Invader - Collezione Federico Palazzoli)
 

H 22.00 Corriamo a Palazzo Re Enzo: c’è NetMage, il festival di arte elettronica. Si distingue dalla scena prettamente clubbing e raccoglie un pubblico con mentalità e attitudini differenti ma accomunate dalla curiosità verso nuove esperienze. Bologna quell’anno è una delle capitali europee della cultura anche grazie a situazioni come questa. Del festival ricordo una grande sensazione di disorientamento e straniamento: schermi sistemati in posizioni inconsuete moltiplicano tracce narrative creando personali punti di vista e indicendo gli spettatori a ripensa la propria posizione all’interno della spazio. Autori multidisciplinari come Socìetas Raffaello Sanzio - Romeo Castellucci, Kinkaleri e Studio Azzurro aprono le prime edizioni del festival che ha poi negli anni ospitato gli autori più rappresentativi del panorama nazionale e internazionale della live art.

Sabato

H 16.00 Fausto e Giada hanno noleggiato un camion e io gli ho dato una mano con l’allestimento. Partiamo dal parcheggio del Livello 57 seguendo gli altri carri e ci dirigiamo verso i viali di circonvallazione. Il comune di Bologna ha autorizzato la parata, si potrà sfilare attraverso la città e i camion con la loro musica techno e trance si potranno fermare ai Giardini Margherita. Il centro sociale Livello 57 importa a Bologna il modello della parata rave di Berlino. Nasce lo Street Rave Parade Antiproibizionista. Che cosa spinge fino a 100.000 persone nella strada a seguire camion che diffondono musica? «Secondo l’antropologo Ulf Hannerz (1998), a Bologna una serie di particolari condizioni hanno generato una forma di serendipità culturale, ovvero un’alta concentrazione di eventi, immagini e persone, che grazie alla stretta convivenza in un unico luogo hanno trovato con facilità le occasioni per creare nuove forme culturali. Secondo lo studioso Geoff Stahl (2008) invece, questa condizione prende la forma di un’insistenza, una persistenza sociale di una scena culturale, una domanda e un desiderio che la vita culturale di una città possa trasformarsi in qualcosa di realmente significativo e diverso». (Simone Nigrisoli per sociologicamente.it, 2018) 

H 20.00 Si rompe il generatore, il nostro camion senza più musica è costretto a ritirarsi dalla parata… noi no, continuiamo a ballare fino all’alba ☺ In sottofondo: A Positive Life, Warehouse 5am

 

Bologna 2020 metropolitana

La città è diventata metropolitana, lo ha detto il comune. Un po’ meno occupata, più pulita e gentrificata, continua a essere una città culturalmente attiva. Gli attori di ieri si sono trasformati, tutti un po’ meno punk, forse un po’ più capitalisti (Matt Mason, Punk capitalismo. Come e perché la pirateria crea innovazione, Feltrinelli) continuano a dare un profondo contributo alla scena culturale cittadina.

GALLLERIAPIU nasce nel 2013 nel distretto culturale della Manifattura delle Arti, è frutto delle esperienze maturate in quegli anni e in quei luoghi, sempre alla ricerca di quella estetica con conseguenze.

 «Un luogo dove stare, dire, forse capire, di sicuro partecipare…. e in bocca al lupo!» (Raffaele Gavarro)


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