OSSERVATORIO ARTE FIERA

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ZAPRUDER filmmakersgroup

ZAPRUDER filmmakersgroup è un collettivo la cui base di lavoro è la Romagna, fondato nel 2000 da David Zamagni, Nadia Ranocchi e Monaldo Moretti. Il gruppo sperimenta in campo filmico, lavorando sul confine fra arti figurative, performative e cinematografiche, nella direzione di un’esperienza visiva totale. Come nel caso del Cinema da Camera: progetti video-installativi dove cinema e oggetto sono fusi insieme, e che rimandano ora alla tecnica del film stereoscopico o dell’illusione di tridimensionalità ora al cinema espanso. Nel 2011, il lavoro in 3d di Zapruder ha ricevuto il Premio Persol 3D alla Mostra del cinema di Venezia. Tra i festival e le rassegne dove sono stati presentati film e opere del gruppo: Film Festival Rotterdam, Festa del Cinema di Roma, Milano Film Festival, Biennale de l’Image en Mouvement Genève, Transmediale Berlin, Netmage Bologna, Centre Pompidou Paris, PAC Padiglione d’Arte Contemporanea Milano. Con la videoinstallazione Zeus Machine/Salita all’Olimpo ha vinto il Premio MAXXI 2016. Produttori, autori e registi dei progetti del gruppo Zapruder sono David Zamagni (Rimini, 1971) e Nadia Ranocchi (Rimini, 1973).
Sono stati protagonisti del programma Oplà. Performing Activities di Arte Fiera 2020 con il set-performance Anubi is not a dog.

UN SET STELLARE

Nelle settimane passate in lockdown siamo tornati spesso col pensiero al comune di Medicina, salito tristemente alle cronache per il Covid-19. Nel tentativo di visualizzare quel territorio la memoria ci ha riportati nella vasta campagna piatta del bolognese, in un luogo di confine per ricercatori e sognatori: la Stazione Radioastronomica di Medicina. 
Potremmo definirla come un complesso monumentale dedicato allo spazio, al tempo e alla storia; un gioiello di tecnologia e architettura fantascientifica. 

Lattività principale dellosservatorio astronomico è la ricerca di segnali provenienti dalluniverso. Occhi e orecchie sono rivolti al cielo per intercettare accadimenti celesti che vengono visti e registrati in una specie di grande fuori sincrono, letteralmente, al di fuori del tempo così come lo intendiamo noi sulla terra.
Lirruzione dello spazio nella nostra temporalità causa un cortocircuito, un qualche paradosso del presente dove ladesso e il qui si sfocano.
Gli astronomi sono gli archeologi dello spazio, raccolgono dati fisici, tracciano mappe in tempo reale di eventi che risalgono a unera spaziale remota e aliena al tempo lineare.
La nascita di una stella, levoluzione di un buco nero o lesplosione di una galassia sono eventi che producono entropia, generando frequenze elettromagnetiche che vengono captate dagli strumenti della stazione radio: una parabola gigante puntata verso il cielo, e la Croce del Nord, che si sviluppa su 30.000 mq e sorregge 2.000 km di cavo metallico. 
Da profani vediamo in questi strumenti un amplificatore enorme e giganteschi microfoni per registrare il canto dello spazio; immaginiamo la traduzione dei movimenti celesti su uno spartito musicale da interpretare come mappa del tempo.

Durante i lavori per la costruzione della Croce del Nord, Antonioni filma una scena di Deserto Rosso proprio in questo posto. Il suono che avvolge le sequenze rimanda a una tempesta elettromagnetica che sfasa ogni accadere. 
Gli stessi personaggi del film sembrano fuori sincrono, mancano il presente e vivono come avvolti dallo stupore di un continuo déjà vu. Il presente è ricordo, malinconia. A un certo punto la Vitti sincammina sotto i tralicci del cantiere in costruzione, e nel frastuono generale ha uno scambio di battute con loperaio che lavora in alto sul traliccio: 
V: A cosa servono questi cosi? 
O: Servono a formare unantenna per sentire il rumore delle stelle. 
V: Me lo fai sentire?
O: Beh… bisogna che venga quassù!
 

Nadia Ranocchi e David Zamagni
ZAPRUDER

 

Zapruder_op2

Stazione Radioastronomica di Medicina (fermi immagine da Deserto Rosso, di Michelangelo Antonioni)


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