LIA RUMMA

Weightless è il titolo dell’ultima mostra personale di Luca Monterastelli presso la Galleria Lia Rumma di Napoli. In Weightless i nuovi lavori scultorei di Monterastelli s’interrogano su quel che passa dalla gravità al “pesare nulla” (come recita il titolo della personale). "Voglio parlare - spiega l’artista - di come funziona la memoria, della genesi della narrazione e della sua puntuale corruzione. D’altronde, Napoli sembra essere il luogo giusto per questo progetto: è una città piena di fantasmi e i fantasmi sono versi della storia". La ricerca di Luca Monterastelli parte da alcuni dei principi base della scultura, come racconta lo stesso artista: "Il peso, la trasferibilità della nostra energia su un corpo oggettuale, la percezione delle tre dimensioni, il rapporto tra superficie e massa". E lo fa servendosi di diversi materiali - gesso, terra-cotta, cemento, ferro, ecc. - per il potenziale metaforico di trasformazione che ognuno di essi racchiude, ma anche per il valore simbolico e politico del loro uso nella storia. De-costruisce le forme per riscriverle in un corpo a corpo di tensione narrativa. Luca Monterastelli racconta così una storia con la materia, con l’ossessione di comprendere che nel “non finito” c’è già tutto e, al tempo stesso, nel “finito” non tutto è scritto per sempre.

Weightless is the title of Luca Monterastelli's latest solo exhibition at Lia Rumma Gallery in Naples. In Weightless, Monterastelli’s new sculptural works question the shift from gravity to “weightlessness”, as the title suggests. “I want to examine how memory works,” he says, “and explore the origins of the narrative and its inevitable corruption. After all, Naples seems to be the perfect place for this: it’s a city full of phantoms and phantoms are the verses of history”. The artistic research of Luca Monterastelli (Forlimpopoli, 1983) takes its cue from some of the fundamental principles of sculpture, among which the artist himself includes “weight, the transferability of our energy onto an object-body, our perception of the three dimensions, and the relationship between surface and mass”. And he does so by using a variety of materials, such as plaster, terracotta, cement, and iron, for the metaphorical potential for transformation inherent in each one, but also for the symbolic and political value of the way they have been used down the ages. He de-constructs forms in order to rewrite them in a free-for-all of narrative tension. Luca Monterastelli tells us a story with his materials, with an obsession to understand that the “not finished” already contains everything and, at the same time, that not everything is written forever in the “finished”.

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