MAAB GALLERY

Le opere di Giuseppe Costa, Andreas Ragnar Cassapis e Alain Urrutia, selezionate per la mostra Ask Me Anything (MAAB Gallery, 2020), pongono la questione delle possibili attualità relazionali tra l’arte della pittura e il Mondo, oltre gli stili e le diatribe su questi. Andreas Ragnar Kassapis (Atene 1981) presenta una serie di lavori intitolati Impostors in cui mette in luce il suo interesse per i cataloghi e le vetrine di prodotti, e in generale per il design. I lavori di Urrutia (Bilbao 1981) producono una sorta di silenzio, una dimostrabile mancanza di leggibilità, anche una difficoltà che supera il loro argomento di per sé. Ispirato dalle immagini fotografiche, rallenta il processo di percezione per consentire percorsi verso nuove interpretazioni di immagini preesistenti, sollecitando lo spettatore a mettere in discussione le proprie ipotesi su ciò che osserva. Il silenzio di Giuseppe Costa (Palermo 1980) costruisce il contesto dei suoi paesaggi iconici, che ricordano le incisioni di lacche cinesi. Questo effetto, realizzato a grafite con una raffinatissima e delicata tecnica chiaroscurale, esprime una pittura - se così si può definire - che impone rigore, tempo e dedizione amanuense.

The works by Giuseppe Costa, Andreas Ragnar Kassapis and Alain Urrutia, selected for the exhibition Ask Me Anything (MAAB Gallery, 2020), pose the question of the possible relationships between contemporary painting and the world, but also between painting and various contemporary art languages. Andreas Ragnar Kassapis (Athens 1981) proposes a series of works titled Impostors in which he highlights his interest in catalogues, products in shop windows, and design in general. The works by Alain Urrutia (Bilbao, 1981) produce a kind of silence, a demonstrable lack of legibility, and also a difficulty that supersedes their argument in itself. Inspired by photographic images, he slows down the process of perception to allow paths towards new interpretations of pre-existing images, stimulating the viewers to question their own hypotheses about what they can see. The silence of Giuseppe Costa (Palermo 1980) constructs the context of his iconic landscapes, that are reminiscent of Chinese lacquer works. This effect, realized in pencil with an extremely refined and delicate chiaroscuro technique, expresses a painting – if we can define it as that – that imposes rigour, time, and dedication to transcription.

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