FRANCESCA MININI

Impenetrable costituisce l'epilogo di un più ampio percorso espositivo, iniziato presso la Piscina Cozzi di Milano. Frigo convoca delle figure reali sondando le connessioni dinamiche e non-lineari che le uniscono. La distorsione fisiognomica o l'utilizzo della fibra ottica nell'opera In Superficie (Spinoza Topologico) I sono un invito all'osservatore ad andare oltre il livello dell'immagine, ad addentrarsi in una complessa mappa di connessioni neurali e flussi di informazioni. Nella grande composizione di tavole Presentatori di Presenza, si sovrappongono più livelli di interpretazione: in primo piano i celebri presentatori della RAI, come nello scatto del 1967. Giulio Frigo sonda i molteplici strati del linguaggio, costruendo alle spalle dei presentatori una rete fitta di rimandi. Ai quattro presentatori si accompagnano quattro ologrammi di Pulviscoli Eraclitei, forme basate su modelli matematici che descrivono i fenomeni di mutamento perpetuo. L’opera travalica il pittorico per entrare nella dimensione impalpabile dell'ologramma. L'opera si estende oltre il dispositivo di ogni rappresentazione dipinta, spingendosi nella sfera dell'informazione. Con la stessa attitudine è stata realizzata l'installazione che dà il titolo alla mostra; un pulviscolo di pixel dipinti su sottili fili di PVC, che accoglie il visitatore nel cuore dell'esposizione e lo conduce attraverso le profondità insondabili del mondo digitale. Dietro ogni messaggio, filmato e immagine digitale si celano miliardi di pixel che danno silenziosamente forma a un mondo che ogni giorno scorre davanti ai nostri occhi, attraverso interfacce sempre più sofisticate, la cui bellezza matematica è spesso difficile da contemplare. Nell'opera Pixel Giulio Frigo rappresenta queste particelle evidenziando la loro natura rigida e modulare. Pur essendo elementi bidimensionali, i pixel sembrano animati da un bagliore meccanico simile a quello di uno schermo. L'esperienza del digitale rimane impenetrabile, per quanto si possano scorrere le dita sullo schermo è impossibile da afferrare. Il suo incessante flusso di dati e calcoli matematici è sempre più distante dalla capacità di ragionamento dell'essere umano, chiamato a ridiscutere il suo innaturale primato e le sue pretese di onniscenza.
Tratto da un testo di Thomas Ba, Davide Francalanci, Laura Lamonea.

Impenetrable forms the epilogue to a larger exhibition project, begun at the Piscina Cozzi in Milan. Frigo calls upon real figures in an attempt to probe the dynamic and non-linear connections that unite them. The physiognomic distortion and use of fiber optics in the work In Superficie (Spinoza Topologico) I invite the observer to go beyond the level of the image, to enter a complex map of neural connections and information flows. In the large composition of panels, entitled Presentatori di Presenza, multiple levels of interpretation overlap: in the foreground there are the famous RAI TV hosts, as in the picture from 1967. Giulio Frigo probes the multiple layers of language, fashioning a thick web of allusions behind the hosts. The four hosts are accompanied by the four holograms of Pulviscoli Eraclitei forms based on mathematical models that describe phenomena of perpetual change. The work moves beyond the pictorial to enter the impalpable dimension of the hologram. The work extends beyond the device of every painted representation, pushing itself into the sphere of information. The same attitude has resulted in Impenetrable, the installation that gives the show its title: a dust of pixels painted on thin strips of PVC, which receive viewers in the heart of the exhibition and conducts them through the unfathomable depths of the digital world. Behind every message, film and digital image hide billions of pixels, a flow of miniscule particles of color. The pixels silently give form to a world that scrolls before our eyes, through increasingly sophisticated interfaces, whose mathematical beauty is often difficult to contemplate. In the work Pixel, Giulio Frigo depicts these particles by emphasizing their rigid and modular nature. Despite being two-dimensional elements, the pixels seem animated by a mechanical glare resembling that of a screen. The experience of the digital remains impenetrable; you can touch a screen with your finger, but it is impossible to grasp. Its non-stop flow of data and mathematical calculation is increasingly distant from a human being’s capacity for reasoning, who is called on to reconsider our unnatural primacy and pretensions of omniscience.
From a text by Thomas Ba, Davide Francalanci, Laura Lamonea

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