OSSERVATORIO ARTE FIERA

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Massimo Orsini

Massimo Orsini è nato a Reggio nell'Emilia e cresciuto a Sassuolo (MO). Alla fine del 2005 la sua curiosità lo spinge a lasciare l’azienda di famiglia e rilevare Mutina per sperimentare con la ceramica e portarla ad essere un materiale amato dai più grandi designer del mondo. Azienda innovatrice nel campo delle superfici ceramiche, Mutina è entrata nel mondo dell’arte contemporanea attraverso Mutina for Art, un progetto ambizioso e variegato che include MUT, spazio espositivo dedicato presso la sua sede, This is Not a Prize, importante premio assegnato annualmente e Dialogue, programma di collaborazioni con artisti, gallerie, partner appartenenti a svariate aree di interesse e istituzioni artistiche internazionali.
Opere della collezione Mutina sono state esposte all’interno di “Solo figura e Sfondo”, prima mostra del ciclo Courtesy Emilia-Romagna a cura di Davide Ferri ad Arte Fiera 2019.

Davide Ferri l’anno scorso ad Arte Fiera ha curato una mostra ispirata dall’idea del rapporto tra figura e sfondo, un tema che è presente in molti lavori della mia collezione, oltre ad essere uno dei soggetti principali del mio quotidiano guardare. Il paesaggio per me è identità, poesia, infinito ma anche una sorprendente struttura in movimento che vorrei saper fermare in certi attimi come ha saputo fare Ghirri. Suoi sono i paesaggi che mi accompagnano ogni giorno nei miei spostamenti tra la mia casa e la Mutina: soffusi e intimi li cerco e li colleziono con la passione di chi ricerca i tasselli di un puzzle privato ma al tempo stesso condiviso e universale.

E’ stato emozionante vedere le mie opere in mostra a Bologna insieme a quelle di tante meravigliose collezioni del territorio, ed è stato sorprendente vedere come rappresentavano tre modi di riflettere la forma nel paesaggio: nell’autoritratto fotografico di Francesco Gennari come “eclissi di sole” il suo stesso corpo confluisce in un fenomeno naturale, quella della luce come espressione fisica e metaforica. La grattugia di Franco Vimercati, un oggetto quasi “architettonico”, racconta il rapporto dell’artista con il gesto stesso del fotografare. E poi l’astrazione pura di Franz Erhard Walther che, con il suo uso di geometria e tessuto, suggerisce l’importanza della forma nel nostro sentire. Amo molte figure e molti sfondi nella mia collezione: il colore di Etel Adnan parla, i mari di Sugimoto fanno incontrare sull’orizzonte l’essenza dell’universo, Ettore Spalletti sa creare profondità sulla superficie.

Ho scelto di dar vita allo spazio espositivo MUT all’interno della mia azienda per creare un paesaggio d’ispirazione, un contesto che possa rappresentare uno sfondo sempre diverso alle mie tante passioni, e diventarlo per tutti coloro che lavorano con me. Jochen Lempert, di cui il MUT ha ospitato una mostra personale, mi ha fatto vivere il paesaggio in modo ancora diverso. Un giorno durante l’allestimento l’ho accompagnato in una passeggiata nella natura e sono stato colpito dalla spontaneità ma anche dalla precisione di ciò che il suo obiettivo cattura e trasforma. Sono queste le esperienze che connettono l’arte alla vita.

La prossima mostra al MUT inaugurerà il 23 settembre e sarà una nuova grande produzione site-specific dell’artista Nathalie Du Pasquier. Con la Mutina ci siamo messi in discussione per realizzare questo progetto perché crediamo che il contatto con gli artisti sia una linfa vitale imprescindibile. Lo sguardo di Nathalie, la sua vitalità e la sua capacità di mettere in relazione figura e sfondo sono sorprendenti ma soprattutto mi ricordano quanto la sorpresa sia un ingrediente fondamentale nel rapporto con la realtà che ci circonda.
 

Franco Vimercati, Senza titolo (Grattugia),1997, Stampa a gelatina d’argento
Collezione Massimo Orsini, MUTINA FOR ART, Fiorano (MO)