P420 - BOLOGNA - MARIE COOL FABIO BALDUCCI

La galleria P420 è lieta di presentare la mostra personale di Marie Cool Fabio Balducci (Valenciennes, 1961 e Ostra,1964). Nella seconda sala della galleria, e per la verità già dalla zona degli uffici, incontriamo i lavori di Marie Cool Fabio Balducci. Proveniente Marie dal Nord della Francia e dalla danza contemporanea e Fabio dalla provincia di Ancona nonché dalle arti visive e dal cinema, i due hanno cominciato a lavorare insieme nel 1995 mettendo a punto un corpo di lavori difficilmente definibile o inseribile nelle classiche categorie dell’arte. Fatte di azioni che non chiamano performances, di oggetti che non chiamano sculture e di opere su carta che non chiamano disegni, le opere di Marie Cool Fabio Balducci utilizzano oggetti quasi sempre provenienti da fallimenti di Società o riduzioni di organico (tavoli, scrivanie dirigenziali, matite svendute, fotocopiatrici...) che vengono impiegati in una serie di azioni, il più delle volte eseguite dalla stessa Marie. Gli oggetti, ormai esclusi dal ciclo produttivo, liquidati, emarginati, ricordi della produttività che fu, vengono riattivati da azioni semplici, lente, iconiche, che innescano una complessa riflessione politica, sociale ed economica di grande attualità.

Galleria P420 is pleased to present the solo exhibition by Marie Cool Fabio Balducci (Valenciennes, 1961 and Ostra, 1964). In the second room of the gallery, and actually already in the area of the offices, we encounter the works of Marie Cool Fabio Balducci. Marie hails from the north of France and contemporary dance, while Fabio is from the province of Ancona, visual arts and cinema. The two began working together in 1995, developing a body of works that is hard to define or to insert in the classic categories of art. Composed of actions they do not call performances, objects they do not call sculptures, and works on paper they do not call drawings, the works of Marie Cool Fabio Balducci almost always make use of objects resulting from the bankruptcy of companies, or from layoffs of workers (tables, managerial desks, pencils sold off to the highest bidder, copy machines, etc.), deployed in a series of actions usually carried out by Marie herself. The objects, now removed from the production cycle, liquidated, put aside, reminders of a productivity that once existed, are reactivated by simple, slow, iconic actions that trigger complex political, social and economic reflections of great timeliness.

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