MONICA DE CARDENAS

In questa nuova serie di opere Rä di Martino - in continuità con i suoi precedenti progetti legati al paesaggio e alle mitologie collettive formulate dall’industria cinematografica e televisiva - indaga e rielabora lo scenario della conquista della Luna del 1969, e ce lo restituisce sotto una luce inedita e inaspettata. I paesaggi rappresentati nelle opere in mostra non fanno più da cornice ad una conquista epica che ci proietta in un futuro immaginifico, descrivono piuttosto una realtà domestica, quotidiana e scanzonata. Il mito è così rinnovato: da una parte è valorizzato nella sua semplicità ed immediatezza, esaltato come epicentro per rappresentare e veicolare calma e aspirazioni di normalità. Dall'altra, gli Allunati - gli eroi di questa impresa concepita dall’artista che danno titolo alla mostra - sono privi di armature e quindi svuotati della loro superlativa alterità. Si tratta piuttosto di personaggi in cui ogni caratteristica somatica e ogni sembianza fisica specifica vengono annullate, figure nello svolgimento di attività semplici e percepibili ad ognuno di noi, atteggiamenti nei quali chiunque potrebbe riconoscersi. Ad impreziosirli e potenziarli, portandoli su un piano altro rispetto a quello umano, le applicazioni di foglia d’oro che ne riempiono le sagome anonime. La normalità dei soggetti rappresentati e la quiete del paesaggio lunare, corrispondono alle nostre attuali esigenze, descrivono la necessità e la speranza di un futuro più placido ed approcciabile in antitesi rispetto alla complessità e all’intellegibilità del nostro presente. Oggi stralunati, domani Allunati.
In this new series of works Rä di Martino – in continuity with her previous projects linked to the landscape and to collective mythologies formulated by the film and television industry – investigates and reworks the 1969 landing on the moon scenario, returning it to us in an unprecedented and unexpected light. The landscapes represented in the works of the exhibition no longer frame an epic conquest that projects us into a vividly imagined future, but instead describe a domestic, everyday, easy-going reality. The myth is thus renewed: on the one hand, its simplicity and immediacy are enhanced, exalted as the epicenter to represent and convey calm, aspirations of normality. On the other, the Allunati (Moon-Landed) – the heroes of this undertaking conceived by the artist, giving the show its title – are lacking in armor and therefore emptied of their epic, their superlative otherness. They are rather characters in which every somatic trait and every specific physical resemblance have been erased, figures in the enactment of simple activities perceptible to all of us, attitudes in which anyone can picture themselves. To enhance and empower them, taking them to another plane with respect to that of human beings, there are the applications of gold leaf, filling the anonymous silhouettes. The normality of the subjects represented and the calm of the lunar landscape correspond to our present needs, describe the necessity and hope of a more peaceful and approachable future, in antithesis to the complexity and intelligibility of our present. Moonstruck today, Moon-Landed tomorrow.
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