OSSERVATORIO ARTE FIERA

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Stefano Arienti

Stefano Arienti è uno degli artisti italiani più significativi della sua generazione. Nato ad Asola (Mantova) nel 1961, dal 1980 si trasferisce a Milano, dove risiede tuttora.
Nel 1986 si laurea in Scienze Agrarie con una tesi di virologia. Partecipa alla prima mostra collettiva nel 1985 alla ex fabbrica Brown Boveri, dove incontra Corrado Levi, il suo primo maestro.
Ha frequentato l'ambiente artistico italiano, assieme ad altri giovani artisti, nel momento di rinnovamento successivo alle stagioni dominate dall'Arte Povera e dalla Transavanguardia. Ha tenuto una serie di mostre personali in gallerie e istituzioni d'arte italiane e straniere, fra cui il Museo MAXXI di Roma, La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, Le Fondazioni Querini Stampalia e Bevilacqua la Masa di Venezia e Il Palazzo Ducale di Mantova. Negli Stati Uniti: ArtPace San Antonio, Texas e Isabella Stewart Gardner Museum, Boston. Ha partecipato a numerose mostre collettive in Italia ed all'estero, fra cui le Biennali di Venezia, Istanbul e Gwanjiu.
Ha viaggiato soprattutto in Europa, Nord America e Asia, partecipando pure a programmi di residenza per artisti negli Stati Uniti a San Francisco, Boston e San Antonio, Nuova Dehli, India, e Clisson, Francia.
Ha insegnato all'Accademia di Belle Arti Giacomo Carrara di Bergamo e all’Università IUAV di Venezia.
Fra i tratti ricorrenti della sua poetica, l’uso di materiali comuni e quotidiani; il ricorso a una manualità semplice, più da hobbista, o da artigiano, che da artista; l’utilizzo di immagini preesistenti, tratte da un’iconografia condivisa o dalla storia dell’arte.
Per la partecipazione di Arte Fiera ad Art City 2021 (7-9 maggio), Arienti ha realizzato la doppia installazione 'Ricchi e Poveri'.


Scavo scavo e scavo e trovo la foto di un'aquila nascosta nella facciata di un non so che Santo al Monte. In realtà è in centro città a Bologna, ed è una scultura conosciutissima.

Un certo Niccolò di incerta origine l'ha plasmata più di cinquecento anni fa, ma è a tutti gli effetti un opera che fa parte dell'identità di Bologna. A prima vista non si riesce a dare un età all'opera che ha un carattere robustissimo, ma poi indagando viene subito fuori che lo scultore è il famosissimo autore dell'Arca di San Domenico, a sua volta vera raccolta di nomi famosi, dai Pisano a Michelangelo.

E' ovvio che un'occhiata meno che distratta la si riesce sempre a dare al suo "Compianto" con le forme talmente dinamiche che sembrano anticipare Boccioni, e l'espressività nordica delle facce e delle mani non può che ricordare grandi maestri Europei e italiani.

Un grandissimo scultore, molto raro, che puoi approfondire semplicemente passeggiando per la città. Un po' come trovare i Serpotta a Palermo.

Se sei di passaggio in città, la densità di spunti sorprendenti a Bologna è così alta che non ci fai più caso. E' una forma di sobrietà bolognese che mi piace molto.

Ad esempio androne con banani e architetture dipinte come dal miglior Ghirri o sfondato prospettico con cielo azzurro per ricordarci che i Bibiena erano di queste parti.
 

Opere a Bologna


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