GALLERIA MASSIMO MININI

Perché dunque questo titolo per la nostra mostra (puro e disposto a salire a le stelle), questo riferimento al Cosmo e ai suoi puntini luminosi che in realtà sono enormi ammassi di galassie viste da lontano nello spazio e nel tempo? Le nostre stelle sono i quindici artisti del mondo. Oggi vivono e lavorano altrove, persi nel mondo, lontani dalla loro casa e cultura, per confrontarsi con altre idee, altre attitudini. Una mostra, come si vede, sparsa sul globo, con l 'Italia e l'Europa accompagnate per mano da nazioni culturalmente più giovani. Potrebbe sembrare una collettiva di riempimento e invece è un riassunto ragionato di una situazione che improvvisamente appare anche a noi che l'abbiamo curata e cresciuta. In mostra 14 artisti con 15 opere che parlano del cielo, delle nuvole, del sole, penso a Ceal Floyer, Alice Ronchi, Haris Epaminonda. Ma non solo: lavori poetici e intimi come le scarpe cucite di Schlesinger, la camicia bianca perfetta di Prieto. Ma non è perfetta, manca un bottone. Oppure l'orologio di Daniel de Paula con il rotolo di banconote, la Vespa di Monk, Night music di Becky Beasley, l’eclissi di Elena Damiani e il grande dipinto non dipinto di Mandla Reuter, oscuro contraltare all'azzurro cielo stellato dominato da un sole d'ottone di Alice Ronchi e da un altro ottone di Tudela che cela uno strumento rituale ebraico. Fare pipì nel mondo dell'arte non può non rimandare a Marcel ma qui Simon Dybbroe Møller ci mette un po’ di cuore e un po’ di pittura e les jeux sont faits. David Maljković incornicia un impossibile rosa fumetto, stella (anche lei!) del Crazy Horse che ha fatto sognare generazioni di voyeurs, oggi convertiti alle arti visive. E Runo Lagomarsino apre o chiude - che differenza fa? - con un grande lavoro (comunque un lavoro grande) questa inattesa mostra, bislacca e struggente come un racconto di Gàbriel Garcia Marquez. P.S. La mostra fa già notizia prima di essere inaugurata. A tal punto che con questa riusciamo a recuperare un rapporto con Tino Sehgal che ne è entusiasta e accetta di partecipare con un lavoro (This Quiet del 2006). Se nel 2004 Sehgal, portato da Luca Cerizza qui da noi in galleria, era il giovane artista che si riferiva ai maestri Ian Wilson e Robert Barry, oggi è lui il Maestro per la nuova generazione di artisti che con questa mostra prendono posto accanto ai giovani di allora, oggi divenuti Maestri.

So why this title for our exhibition (pure and prepared to climb unto the stars), this reference to the Cosmos and its dots of light that are actually huge clusters of galaxies seen from afar in space and time? Our stars here are the fifteen artists of the world. Today they live and work elsewhere, lost in the world, far from their home and culture, to confront other ideas, other attitudes. An exhibition, as can be seen, spread over the globe, with Italy and Europe accompanied by the hand of culturally younger countries. It might seem like a last minute group show but instead it is a reasoned summary of a situation that suddenly appears to us who have cured and raised it. On display, there are 14 artists with 15 works that speak about the sky, the clouds, the sun: Ceal Floyer, Alice Ronchi, Haris Epaminonda. But that's not all: poetic and intimate works like Schlesinger's sewn shoes, Prieto's perfect white shirt. But it's not perfect, a button is missing. Or Daniel de Paula's watch with the roll of banknotes, Monk's Vespa, Becky Beasley's Night Music, Elena Damiani's eclipse and the large unpainted painting by Mandla Reuter, a dark contrast to the blue starry sky dominated by a brass sun by Alice Ronchi and another brass by Tudela that hides a Jewish ritual instrument. To pee in the art world cannot fail to refer to Marcel, but here Simon Dybbroe Møller puts a bit of his heart and a bit of painting into it and les jeux sont faits. David Maljković frames an impossible pink comic, star (she too!) of the Crazy Horse which made generations of voyeurs dream, now converted to the visual arts. And Runo Lagomarsino opens or closes - what difference does it make? - with a great work (however a big work) this unexpected exhibition, weird and poignant like a tale by Gàbriel Garcia Marquez. P.S. The exhibition is already making headlines before being inaugurated. To the point that thanks to it, we can recover a relationship with Tino Sehgal, who is enthusiastic about it and agrees to participate with a work (This Quiet, 2006). If in 2004 Sehgal, brought by Luca Cerizza here at the gallery, was the young artist who referred to the Masters Ian Wilson and Robert Barry, today he is the Master for the new generation of artists who, with this exhibition, take their place next to those who were young at that time and that now become the Masters.

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