OSSERVATORIO ARTE FIERA

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Innovatore e imprenditore creativo, è stato docente di Estetica in Design della Moda al Politecnico di Milano, direttore Scientifico di Corriere Innovazione del Corriere della Sera. È direttore di Progetto Marzotto. Autore di “The Italian Book of Innovation” (Rizzoli, 2017). Siede nell’Advisory Board Italy di UniCredit e del Gruppo Vinicolo Santa Margherita. È impegnato come strategic advisor per l’Ethical Fashion Initiative delle Nazioni Unite.
Con Gea Politi è founder di Agenzia del Contemporaneo e l’editore della rivista d’arte Flash Art, che a partire dall'edizione 2019 è content partner di Arte Fiera.

Ho sempre guardato la scritta “Alma mater studiorum” dell’Universita di Bologna quasi con sufficienza. Dovuta più che altro alla mia ignoranza condita dall’anedottica sulla storia della più antica università del mondo, come si intitolavano i miei amici che la frequentavano. Una cosa da Guinness che per chi fingeva l’intellettuale, poco si accompagnava.

Poi negli anni ho incontrato una storia rivoluzionaria e potente che ha cambiato la struttura e l’approccio allo studio e alla conoscenza. A livello globale. E che è alla base di quel Genius Loci unico che è Bologna e l’Emilia Romagna. Se pensiamo che la prima struttura dell’Università nacque agli inizi di un novo millennio, dicono in un profondo 1088 dc, quando Federico Barbarossa doveva ancora nascere.

A Bologna si inventò un modello innovativo dove al centro c’erano gli studenti, che legati da un giuramento, si riunivano in associazioni per sostenere i loro rectores. E con collette pagavano il loro insegnante scelto, al contrario del metodo parigino dove gli insegnanti si consorziavano per gestire lo Studium. Insomma, un cambio di paradigma dove la misura è chi deve imparare e chi vuole apprendere. E che per età e volontà, è capace di richiedere il cambiamento. E a produrlo.

Ho trovato sempre grande fascino in questa inversione studente – docente, dove lo studente cerca e vuole il miglior insegnante. Perchè vuole spingere il cambiamento.

I landmark che abbiamo hanno sempre radici profonde, anche se spesso diluite e dimenticate nei secoli.
E così per Bologna e la sua antica università, che le ha donato tanta disinvoltura intellettuale.
Questa sua indiscutibile natura creativa, poco incline al dogmatismo, sperimentale, la rende da sempre il luogo d’avanguardia in Italia. Altri territori sono più “finanziari”, smistano e promuovono, e vendono la creatività. Sono più managerializzati. Bologna la produce per questo profondo senso di libertà intelligente e colta che regola le sue dinamiche sociali e politiche.

Non poteva che essere a Bologna la prima fiera d’arte italiana e una delle prime al mondo, alla metà degli anni settanta, quando non esisteva nemmeno la definizione Arte Contemporanea. Ed era cosa da carbonari quasi. E intanto Bologna si inventava il Dams, e aveva Umberto Eco. Ancora oggi, per ogni generazione, Bologna continua ad essere Bologna, perché tutti ci siamo passati, abbiamo scoperto, capito, discusso, incontrato. E siamo cambiati.

ArteFiera è stata una forma di educazione libera e vivace, in un territorio senza luoghi e attenzioni istituzionali all’arte. Un sistema avanzato di città e cittadini. Oggi il mondo è cambiato, è tanto e largo, ma Bologna gioca e giocherà questo ruolo attivo nel contemporaneo, italiano e non, grazie ad una direzione che ha visione quanto libertà. Oggi abbiamo bisogno ancora di quegli studenti intelligenti che si scelgono gli insegnanti e che cambiano le regole del gioco. E Bologna che fu la prima può inventare ancora nuovi modelli. Credendo nel cambiamento e nei giovani.
 

Biblioteca dell'Alma Mater Studiorum