Premio Collezione Righi

Il Premio Collezione Righi, nel 2026 alla sua quarta edizione,  mira ad acquisire ad Arte Fiera un’opera orientandosi in particolare verso il lavoro delle ultime generazioni di artisti italiani.

Costituita attualmente da oltre un migliaio di opere di livello museale, la collezione Righi è una delle più importanti raccolte private d’arte contemporanea in Italia. È stata creata con la volontà di operare come soggetto attivo nei confronti del pubblico e della collettività, sostenendo nel corso di trent’anni tanto il lavoro degli artisti (e quello delle gallerie) quanto le esigenze delle istituzioni pubbliche.

Seguendo questa logica sono nate le collaborazioni con Museion di Bolzano (che dispone di un deposito di opere della collezione) e la co-produzione di progetti inclusi in mostre di rilievo internazionale, tra le quali la Biennale d’Arte di Venezia e documenta di Kassel. La collezione è stata inoltre oggetto di mostre in importanti istituzioni come la Collection Lambert di Avignone, Museion di Bolzano, il Castello di Rivoli a Torino, il Grand Palais a Parigi e Palazzo Fortuny a Venezia.

Promotore:
Enea Righi

Giuria:
Michele Bertolino, Curatore aggiunto, Centro Pecci;
Frida Carazzato, Curatrice scientifica, Fondazione Museion;
Andrea Viliani, Direttore del Museo delle civiltà, Roma.

Artisti selezionati:

  • Andrea Di Lorenzo, Martagon, 2025 (stampa uv su acetato, 500x200 cm), Fuocherello (Pad. 25, B52)
  • Lorenza Loghi, P/A 3, 2025 (inchiostro serigrafico su tessuto montato su pannello di legno, alluminio, viti, 2 elementi, 170 × 140 × 3 cm ciascuno. Opera unica), Fanta-MLN (Pad. 25, B36)
  • Liliana Moro, Piazza #2, 2007 (silver spray paint, stand, piedistallo: 131x20x20 cm), Raffaella Cortese (Pad. 25, B5)

Artista vincitrice: Liliana Moro

Titolo opera: Piazza #2, 2007 (silver spray paint, stand, piedistallo: 131x20x20 cm)

Galleria: Raffaella Cortese (Pad. 25, B5)

Motivazione: Liliana Moro è un’artista radicale, interpreta ogni atto artistico come atto pubblico, a suo modo anche politico e civile–e allora ha a che fare con la responsabilità, con l’altro e con la collettività. Il suo lavoro è nella tensione avvinghiata degli opposti: leggerezza e pesantezza, libertà e rigore, metodo e sperimentazione, caduta e rifacimento. Moro prende gli oggetti per quello che sono, li dichiara nella loro spiazzante quotidianità e li rimaneggia in una relazione sghemba che gioca sull’inaspettato, sullo scarto ironico e sul senso del gesto artistico.